A Padova è emergenza per gli sfitti commerciali. In centro storico ci sono 171 negozi chiusi

In crisi l’abbigliamento e i bar, crescono alimentari ed estetica. Confesercenti: «Rivalutare i percorsi alternativi al Liston»

PADOVA. In centro storico sono 171 le serrande abbassate per sfitti commerciali. La sfilza di “affittasi” galoppa alla velocità della pandemia: il 2021 registra 37 chiusure in più rispetto al 2020 e addirittura 57 in più (precisamente un terzo) rispetto al 2018, ovvero prima della crisi sanitaria. I dati arrivano dall’Osservatorio della Confesercenti che dal 2016 monitora le 42 strade del centro storico grazie ad un puntuale censimento.

Vetrine vuote


Il fenomeno delle vetrine vuote era già tristemente noto ma le chiusure per decreto e la forte contrazione dei consumi sono stati la batosta finale per molti negozi, soprattutto nel settore moda. In difficoltà anche i bar e i negozi di articoli per la casa, mentre sembrano resistere i centri estetici e l’alimentare.

In sintesi, nel 2016 le attività censite erano 1.112, con 644 negozi, 189 pubblici esercizi e 168 servizi; nel 2018 le attività erano 1.108, delle quali 636 negozi, 190 pubblici esercizi e 168 servizi; l’anno scorso erano 1.107, di queste 633 negozi, 171 pubblici esercizi e 169 servizi; ed arriviamo ai giorni nostri: in centro le attività sono 1.108, 607 i negozi, 168 i pubblici esercizi e 162 i servizi.

In crisi l’abbigliamento

Il settore più colpito è quello della moda e in particolare l’abbigliamento donna: erano 79 i negozi donna nel 2020 e sono 71 adesso. Tra le altre vittime commerciali della pandemia ci sono le agenzie immobiliari: 31 tre anni fa, 27 l’anno scorso, 25 oggi; le banche: 18 tre anni fa, 14 nel 2020 e 13 adesso. Le calzature: 31 nel 2018, 25 adesso. I casalinghi: 25 nel 2018, 15 adesso.

Non se la cavano benissimo nemmeno i pubblici esercizi: nel 2018 erano 184, poi 171 l’anno scorso e addirittura 168 adesso. Ma se i ristoranti reggono il colpo (erano 44 nel 2018 e sono 44 adesso) e i take away addirittura sono oggetto di nuovi investimenti (erano 17 nel 2018 e sono 22 adesso), sono enoteche, pub e bar a pagare il fio della pandemia: le enoteche nel 2018 erano 20 ed oggi ne sono rimaste 7; i bar erano 102 nel 2018 ed oggi sono 95; infine nel 2018 c’era un pub che adesso ha chiuso.

C’è anche chi apre

In questo bagno di sangue, la mannaia della crisi risparmia due categorie. In testa gli alimentari: erano 99 nel 2018 e sono 107 oggi. A seguire l’estetica: registrava 6 saloni nel 2018, poi addirittura il doppio – 12 – l’anno scorso e 11 nel 2021. Non va male nemmeno ai negozi di riparazione cicli che raddoppiano: 2 nel 2018, 3 l’anno scorso e 4 adesso.

Le richieste di Confesercenti

«Queste contrazioni ci dicono che le famiglie, in tempi difficili, tendono a risparmiare soprattutto sulle spese non necessarie – scandisce Nicola Rossi, presidente della Confesercenti del Veneto Centrale – Ma ci dicono anche che in città mancano percorsi alternativi: il passaggio nel centro si concentra lungo l’asse che va da Prato della Valle a piazza Garibaldi e quello del circuito piazze. Finora non si è stati in grado di vivacizzare le aree laterali che quindi soffrono la marginalità: parliamo anche di vie centralissime, quali via San Francesco, via del Santo, via Barbarigo. I percorsi alternativi devono essere incentivati e nel disegno devono rientrare anche via Dante e l’area di piazza De Gasperi». —

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