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Padova, ripartono tremila locali. «Ma non tutti hanno il plateatico»

Da lunedì 26 aprile boccata d’ossigeno per bar e ristoranti, ma solo con tavoli all’aperto

PADOVA. La riapertura di bar e ristoranti, anche se principalmente all’aperto, fa tornare il sorriso ai 3400 locali della provincia: 1800 bar e pasticcerie, 1400 ristoranti e pizzerie e il resto pub e simili.

Il 100% delle attività è pronto a riaprire lunedì 26 aprile, anche per misurare la portata del provvedimento e, casomai, calibrarlo sul proprio volume di affari. La prossima tappa riguarda principalmente i locali che hanno il plateatico perché per loro si aprirà anche il lavoro a cena. Tuttavia ci sono circa 700 ristoranti che non hanno il dehors e per questi fino al primo giugno, quando si presuppone si potrà lavorare anche all’interno dei locali, non cambia molto.

In ogni caso è un netto cambio di marcia: «La riapertura dei locali – scandisce Maurizio Francescon, dirigente Confesercenti –, anche rimanesse il coprifuoco delle 22, è comunque positiva per le attività di somministrazione che al momento sono chiuse perché, nella precedente zona gialla, potevano lavorare con somministrazione solo fino alle 18. In termini economici questo significa che i ristoranti e i bar, che attualmente lavorano al 30-40% del fatturato pre-Covid, passerebbero al 70-80%: il volume d’affari del comparto si aggira sui 120-130 milioni di euro all’anno, circa 30 milioni di euro al mese, più o meno 10 milioni di euro a settimana, con il 70% in più possiamo dire che ogni settimana gialla varrà 6-7 milioni di euro. La faccenda riguarda tutto il commercio perché il mondo del food è un traino».

Tuttavia i negozi al dettaglio sono meno ottimisti: «Per il commercio – non alimentare – la ripresa è legata ad altri due aspetti – continua Francescon –. Innanzi tutto la preoccupante situazione economica che stanno vivendo molte famiglie, inoltre il cambiamento delle abitudini del consumatore, sempre più orientato verso l’e-commerce.Dunque per i negozi la situazione è meno rosea e possiamo stimare arriverebbero a fatturare il 60% pre-Covid. Il non-alimentari ha un volume di affari di 3 miliardi di euro all’anno, un mese sono 200 milioni di euro, riconquistando quota 50-60% arriviamo a 40 milioni al mese. A conti fatti direi che possiamo parlare di una ripresa lenta ma netta».

Infine va considerato che Draghi ha parlato anche di libertà di movimento fra regioni che per un centro storico come Padova è un secco 30% in più di presenze e consumi (per alcuni anche un 60%). «L’apertura dei ristoranti e dei bar non è un fatto secondario – aggiunge Francescon – porta più movimento e 200-300 mila persone in più, anche spendendo 10-20 euro a persona, sono un trascinamento».

L’economia comincia a sperare: «Stiamo andando nella direzione auspicata – sottolinea Filippo Segato, segretario Appe (Associazione provinciale pubblici esercizi) – Possiamo dire che il 26 aprile sarà un primo passo verso la normalizzazione delle attività. Attediamo inoltre le nuove linee guida predisposte dalla Conferenza delle regioni: rifacendoci a quanto detto dal governatore Luca Zaia, riteniamo si possa superare anche la distanza interna di 2 metri tra i tavoli. Le misure governative e quelle regionali ci fanno guardare al futuro con un po’ di ottimismo».

Patrizio Bertin (Presidente di Ascom Padova), ieri pomeriggio, era al telefono proprio con Zaia: «Il presidente ha sottolineato che il Veneto è la prima regione per vaccinazioni – riferisce –. Quest’arma contro il virus ci fa sorridere e ci fa pensare che il 26 aprile riprenderemo a lavorare con determinazione. Adesso il rispetto delle norme di sicurezza vale tutta la partita per non fare la fine della Sardegna. La ciliegina sulla torta sarebbe spostare il coprifuoco a mezzanotte». —




 

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