La Resistenza dell’ateneo di Padova al Covid. «Scienza e cultura ci hanno salvato»

Il rettore Rizzuto usa le parole di Concetto Marchesi. Il saluto di Draghi: «Grazie per questo sforzo di ricerca della verità»

PADOVA. Si è fatto guidare da chi, prima di lui, aveva conosciuto le tenebre di una crisi durissima facendo dell’Ateneo un faro nell’oscurità. Così, 77 anni dopo, Rosario Rizzuto si è affidato alle parole e ai timori di Concetto Marchesi, facendoli suoi, per dichiarare aperto «in nome di questa Italia di lavoratori, degli artisti, degli scienziati, il 799esimo anno accademico dell’Università padovana».

Nel 1943 il nemico era il fascismo, oggi la piaga contro cui il sapere libero – reso forte dalla ricerca – si leva, è il Covid. Ma anche questa nuova battaglia porta con sé pena e speranza. «L’inaugurazione dell’anno accademico, l’ultima del mio mandato si tiene mentre una drammatica pandemia continua a sconvolgere il vivere sociale, l’economia, i progetti e le prospettive di vita del mondo interno e di ognuno di noi» esordisce il rettore riappropriatosi dell’Aula Magna dopo la cerimonia annichilita di un anno fa.

Padova. Inaugurazione dell'anno accademico al Bo. Rizzuto: "Torneremo in presenza"

La platea è tornata, pur ridotta alle sole autorità accademiche secondo il volere del virus che ancora oggi tiene in scacco il cerimoniale ma che non è riuscito a scalfire il senso dell’istituzione che celebra la tradizione, «una università che come in tutti i momenti difficili della sua lunga storia non si è mai fermata, orgoglioso presidio di scienza e cultura a servizio della propria comunità».

A celebrare il momento anche il messaggio del premier Draghi, arrivato un po’ a sorpresa in mattinata che ricorda l’importanza del confronto tra studenti e docenti «che io stesso ho potuto sperimentare personalmente nella facoltà di Scienze statistiche di questa università, dove ho insegnato macroeconomia nel 1976-77» e rammenta che in 14 mila si sono laureati dall’inizio della pandemia «tra questi voglio menzionare Sammy Basso, che ha ottenuto una laurea in biologia molecolare e il cui esempio è giustamente fonte d’ispirazione»; un tributo alla memoria va quindi «al professor Giuseppe Basso, direttore della scuola di Oncoematologia pediatrica mancato a causa del Covid».

Quindi il premier plaude ai risultati ottenuti malgrado la difficoltà del periodo «alcuni di essi su temi quali l’ecologia, la sostenibilità e i trattamenti medici innovativi, non solo utili nel futuro ma necessari nel presente», sottolinea il ruolo delle donne nella medicina «i due terzi degli iscritti» e invita gli studenti a «portare avanti un compito non soltanto accademico, ma anche culturale, uno sforzo di coraggio e di paziente ricerca della verità e della conoscenza».

A rompere il ghiaccio, prima di Draghi, il videomessaggio della presidente del Senato che ha ricordato i progetti ambiziosi dell’Ateneo come il Palazzo delle Esperienze: «Sono queste le idee e i progetti che fanno davvero la differenza» ha detto Maria Elisabetta Casellati «esempi di fronte ai quali Parlamento e Governo per primi devono dare prova di aver compreso che ogni euro destinato a università e ricerca scientifica è investito nella crescita e nello sviluppo di tutto il sistema Paese. Le risorse si chiamano Recovery Fund e Next Generation Eu e dobbiamo usarle con intelligenza per rimediare ai danni della pandemia ed essere artefici di un nuovo Rinascimento. Un sfida di fronte alla quale il ruolo dell’università è centrale perché è qui che si formano donne e uomini che guideranno l’Italia di domani».

In collegamento, invece, il ministro di Università e Ricerca: «Scienza e ricerca hanno la possibilità di essere di nuovo al centro dell’attenzione politica ed economica» dice Maria Cristina Messa «per la prima volta abbiamo l’occasione di dare benzina ai nostri progetti attraverso finanziamenti importanti» e questo dovrà consentire passi avanti sul fronte dell’equità «il mondo deve riconoscere i meriti al di là delle differenze. Questo permette di dare più libertà ai singoli atenei, ma le scelte vanno finanziate, incentivate e aiutate con un investimento attraverso il Recovery: dobbiamo costruire ricerca, risultati, innovazione per il futuro per rispondere a grandi sfide, digitale ed ecologica, trasporti e salute. Gli studenti sono la nostra next generation eu».

In collegamento anche il presidente della Crui, Ferruccio Resta: «Usciamo da un anno tragico, siamo stanchi» dice «abbiamo parlato di Dad, di errori commessi e guardato con orgoglio alla capacità di reagire. Ora abbiamo bisogno di guardare al futuro, dobbiamo chiederci quale università sarà in grado di cogliere le sfide, intercettare le nuove esigenze e sviluppare le competenze per intercettare le grandi sfide. È il momento delle riforme prima ancora che dei finanziamenti».

Quindi ecco il messaggio del presidente del Veneto Zaia che definisce il Bo «un fiore all’occhiello» con un ringraziamento al rettore per la proficua collaborazione cui si unisce il sindaco Giordani «grazie a lui il nostro Ateneo si appresta a celebrare 8 secoli di vita forte di prestigio e riconoscimenti e ha in corso concreti progetti che lo proietteranno con successo nei prossimi decenni. Del resto Padova e l’Università sono legate da secoli in una simbiosi strettissima». Quindi l’analisi dei risultati del dg Scuttari che auspica una semplificazione sul fronte di norme e controlli.

E così, aprendo la porta sull’anno accademico che spera di svolta rispetto alla pandemia, Rizzuto manda un messaggio che parla di scienza, con l’impegno dell’Università nella battaglia al Covid, e di diritti: riprendendo il filo teso sei anni fa con un pensiero a «Giulio Regeni, per il quale ancora attendiamo giustizia», chiede oggi «libertà da una ingiusta detenzione per Patrick Zaki».

Quindi dopo aver ricordato quanto fatto in questo «anno terribile che pure non ha visto rallentamento nelle carriere», ripercorre l’impegno di un mandato fatto di progetti edili con fiori all’occhiello quali la caserma Piave, nell’ambito di un campus diffuso che suggella l’integrazione con la città, l’investimento nel capitale umano, a partire dai quasi 700 ricercatori assunti e la libertà di sviluppo accordata ai dipartimenti, augurandosi che «l’ultimo semestre del mio rettorato veda la fine della pandemia e che chi mi succederà possa guardare avanti senza le preoccupazioni di oggi». Lo saluta un – lungo – applauso: «Così mi fate commuovere» sussurra l’uomo dietro lo scienziato. —

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