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Covid, strage nelle case di riposo padovane: tutte le inchieste verso l'archiviazione

Erano state aperte per le morti nelle strutture di Monselice, Cittadella e Bovolenta Secondo il procuratore aggiunto Sanzari rispettate tutte le misure allora previste

MONSELICE. Sono state rispettate «tutte le misure precauzionali disposte sia dalla Regione Veneto che dall’Usl» comprese quelle nazionali. E ancora c’è stata l’adozione di ulteriori misure da parte dei singoli istituti «il più possibile idonee ad arginare i contagi». Infine «a posteriori tutto appare perfettibile ma va fatta una valutazione ex ante sulla base delle conoscenze e della concitazione del momento... La pandemnia ha colto tutti impreparati».

Con questa motivazione il procuratore aggiunto di Padova, Valeria Sanzari, ha sollecitato l’archiviazione dell’inchiesta sulle morti per Covid degli ospiti nelle Rsa (residenze sanitarie assistite ovvero case di riposo) di Monselice, Cittadella e Bovolenta. Inchiesta – articolata sui tre filoni a carico di ignoti ipotizzando il reato di omicidio colposo – avviata in seguito a cinque esposti trasmessi alla procura di Padova da altrettante famiglie di anziane vittime che vivevano negli ospizi del territorio.


L’inchiesta era stata affidata ai carabinieri del Nas che avevano acquisito cartelle cliniche e documentazione anche relativa alla gestione delle strutture dall’inizio della prima ondata pandemica tra la fine di febbraio e il marzo 2020 fino ai mesi a venire.

Mesi che hanno segnato una vera e propria strage negli ospizi della provincia con decine e decine di vittime registrate nell’arco di poche settimane. Tuttavia tutto ciò che era possibile fare in quella circostanza eccezionale, imprevista e imprevedibile è stato fatto secondo la procura «indipendentemente dal numero dei morti» con il pieno rispetto delle prescrizioni regionali e prima ancora di quelle statali in un momento in cui – almeno durante la prima ondata – gli strumenti di protezione erano introvabili oppure arrivavano con il contagocce. Nella richiesta di archiviazione trasmessa all’Ufficio del Gip di Padova, il procuratore aggiunto ha osservato che «sono stati eseguiti tutti i necessari approfondimenti» sul materiale documentale.

Nella casa di riposo di Cittadella erano morti in una decina di giorni ben nove anziani (il numero sarebbe poi salito) mentre erano risultati contagiati 58 ospiti su 62.

Nella casa di riposo “Sereni Orizzonti” a Bovolenta lo scorso aprile, in qualche settimana, si erano registrati ben 50 contagi e diversi morti. Tanto che la struttura era stata “blindata” grazie a 16 operatori che, volontariamente, avevano accettato di lavorare e vivere nella Rsa per due settimane di seguito senza contatti con l’esterno. A Monselice il Centro Servizi per Anziani in via Garibaldi ha avuto più di 30 vittime.

Una strage impossibile da combattere di fronte a un virus fino a un anno fa quasi sconosciuto. Non a caso sulla stessa lunghezza d’onda la procura di Rovigo che, nel novembre scorso, aveva chiesto l’archiviazione per l’inchiesta sui 34 ospiti uccisi dal Covid in poche settimane nella casa di riposo di Merlara.

Il motivo? In quel momento al vertice dell’istituto o agli operatori non si potevano rimproverare eventuali omissioni sulla base delle indicazioni fornite dalla Regione e dall’ente sanitario, alla luce delle conoscenze che, allora, c’erano sul Covid 19. —


 

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