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Crac Ecoware, il manager Franceschini a processo per falso in bilancio e bancarotta

Sono i reati che hanno portato a processo il noto manager Leopoldo Franceschini, 64enne di Padova, nella veste di amministratore della spa Ecoware, l’azienda con sede in zona industriale in via Nona Strada, attiva nel settore delle energie rinnovabili

PADOVA, Falso in bilancio, per avere sopravvalutato di quasi una trentina di milioni di euro alcune “voci” del documento contabile, e bancarotta preferenziale per aver saldato i debiti con alcuni creditori, lasciando con le tasche vuote altri: sono i reati che hanno portato a processo il noto manager Leopoldo Franceschini, 64enne di Padova, nella veste di amministratore della spa Ecoware, l’azienda con sede in zona industriale in via Nona Strada, attiva nel settore delle energie rinnovabili, specializzata nella progettazione e nella realizzazione di impianti fotovoltaici.

Davanti al tribunale di Padova (presieduto dal giudice Mariella Fino) è stato sentito il consulente tecnico della difesa, il commercialista Gaetano Sirone che ha proposto una lettura del tutto diversa della gestione aziendale, per evidenziare la correttezza del manager e del suo staff. Manager presente in aula accanto al difensore, il penalista Pietro Someda.

Il 28 marzo 2013 c’è il fallimento di Ecoware. E 109 lavoratori (190 negli anni di maggior successo) finiscono sulla strada, anche se di fatto dal novembre 2012 operai e impiegati erano già in cassa integrazione mentre l’azienda non è più operativa dal messe di settembre.

Il curatore fallimentare, il commercialista Carlo Saccaro, trasmette la sua relazione in procura che finisce sul tavolo del pm Luisa Rossi. Un’inchiesta che si conclude con la richiesta di rinvio a giudizio per Franceschini. Il manager, in carica fino al giugno 2021, è accusato di aver dato più valore per oltre 3.322.000 euro alla partecipazione di Ecoware nell’immobiliare Mimosa (proprietaria della sede) e di aver indicato lavori in corso per un valore sempre superiore a quello reale di 24.465.000 euro.

Il risultato? Aver indicato in bilancio un patrimonio netto del valore di 11 milioni di euro anziché con un valore negativo di oltre 50 milioni. Quando alla bancarotta preferenziale, sarebbero stati saldati alcuni fornitori per 4 milioni e 400 mila euro, a scapito di altri. Il colpo di grazia a Ecoware, però, non è stato dato dalla crisi nel settore degli impianti fotovoltaici, come ribadito ieri in aula dalla difesa. Ecoware sarebbe stata trascinata nel buco nero del crac dalla capofila Kerself poi denominata Aion Renewables, impresa reggiana attiva nello stesso campo del fotovoltaico, anche’essa fallita nel 2013 con un passivo di oltre 415 milioni di euro e un ammontare di 60 milioni di tasse non pagate.

E qui spunta il nome del manager russo Igor Akhmerov, nel mercato italiano del fotovoltaico con la controllata Finmav, titolare della maggioranza di Aiòn Renewables che aveva comprato quote societarie di Ecoware. Akhmenov è stato coinvolto in diversi procedimenti penali per una presunta truffa da decine di milioni di euro ai danni dello Stato nel settore del fotovoltaico. Di nuovo in aula il prossimo dicembre.


 

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