Rifiuta di far visitare l’anziana madre Blitz delle forze speciali, poi il Tso

I carabinieri fanno irruzione in casa di un 61enne. Da giorni negava agli assistenti sociali il dialogo con l’87enne allettata

SOLESINO

«Varda, ghe xè anca i pompieri». Lei, 87 anni, forse neanche sapeva che da almeno tre ore, fuori di casa, carabinieri e forze speciali cercavano vanamente di parlare con suo figlio. Allo stesso modo la signora L. difficilmente ha capito che quelle persone in divisa erano entrate in casa dopo aver abbattuto una porta, mitra e scudi in mano e caschi in testa. «Varda, ghe xè anca i pompieri», è la naturale ed ingenua esclamazione di fronte alle divise dei vigili del fuoco. Un finale fortunatamente senza clamori, e tanto più senza terrore, che ha chiuso l’ennesima giornata burrascosa culminata con un Tso, un trattamento sanitario obbligatorio. Lo scorso 7 aprile era toccato a un altro 61enne a Santa Giustina in Colle: dopo trenta ore di “resistenza” era scattato il blitz delle forze speciali.




Sono le 15 di martedì e in via IV Novembre, a casa di L.P. e L.P., figlio e mamma di 61 e 87 anni, arrivano i primi carabinieri della Compagnia di Este comandata da Anna Rosa D’Antuono. In mano, i militari hanno un decreto di perquisizione della Procura di Rovigo. A chiamare i carabinieri sono gli assistenti sociali del Comune di Solesino. Ormai da qualche tempo, infatti, il 61enne padrone di casa impedisce a sanitari e operatori di entrare in casa: fa capire che alla madre ci pensa lui, che la donna non ha bisogno di cure e che tanto meno serve il parere di qualcuno. L’anziana, che vive sola con il figlio, necessita di cure mediche a domicilio, ma entrare in casa è impossibile. È soprattutto impossibile sincerarsi delle condizioni della residente: si teme per la sua incolumità. Vengono avvisati i carabinieri della stazione locale, quindi il Comando provinciale e poi la Procura.



Il vero problema è la totale assenza di dialogo con il 61enne. «Dai, apri, non c’è motivo di rimanere chiuso in casa», ripete a più riprese il negoziatore dell’Arma. L’unica risposta è la tenda di una finestra che si scosta di tanto in tanto, giusto per osservare chi c’è in cortile. Nel frattempo in via IV Novembre arrivano anche dieci uomini dell’Api, l’aliquota di pronto intervento dell’Arma. La caldaia dell’abitazione si accende: per precauzione, viene interrotta l’alimentazione di gas all’edificio. Viene inoltre chiusa la strada che passa davanti a casa.



Passano le ore e l’uomo non risponde. Gli uomini dell’Api si sistemano nel perimetro dell’abitazione, sistemando anche una scala per raggiungere il primo piano in cui si trovano madre e figlio. Il blitz scatta poco dopo le 18: la porta dello studio al piano terra viene abbattuta, mentre altri uomini approfittano di una finestra lasciata aperta al piano superiore. L.P. viene sorpreso in un’altra stanza rispetto alla madre: non è armato - nonostante le fandonie circolate per tutto il pomeriggio a mezzo social - e non oppone resistenza ai militari e ai vigili del fuoco piombati in casa.

«Questa è casa mia e nessuno vi ha chiamato», questa frase più volte ripetuta è l’unica forma di contrasto alle forze dell’ordine.



Oltre a valutare la sicurezza dell’abitazione, il primo pensiero è quello di confermare lo stato di salute della donna. Che, allettata, viene trovata in buone condizioni. L’anziana non si è accorta del botto che ha abbattuto la porta di casa. Sorpresa dalla presenza di così tante divise in casa, la donna prima chiede dove sia il figlio e poi si lascia accompagnare in ospedale ad Abano per gli opportuni accertamenti sanitari.

In tarda serata si compie inoltre il Tso nei confronti del figlio 61enne: l’uomo sarà ricoverato nel reparto di Psichiatria di Schiavonia. L’abitazione si svuota prima della mezzanotte, la strada viene riaperta e i cellulari smettono di alimentare la curiosità dei presenti. Fortunatamente quanto raccontato tra Whatsapp e Facebook resterà solo la morbosa quanto fantasiosa ricostruzione di una giornata certamente fuori dal normale per il paese. —



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