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La confessione. «Il raid al cimitero di Padova? Eravamo ubriachi. Ho distrutto le telecamere, il resto gli altri»

In procura l’interrogatorio del 18enne accusato della devastazione del camposanto. Il giovane non ha chiesto scusa

PADOVA. Quasi indifferente, come se la questione non lo riguardasse, si è limitato a confermare: sì, è vero, anche lui ha partecipato al raid nel cimitero dell’Arcella in via Beata Elena Enselmini a due passi dal parco Milcovich, ma si sarebbe limitato a distruggere i tre impianti di videosorveglianza.

La distruzione di tombe, cappelle, lapidi e lo sfregio di quel luogo dedicato ai defunti? Tutta opera dei suoi tre amichetti minorenni. Nell’interrogatorio davanti al pm Sergio Dini, si è difeso così Gabriel Ionut Banceanu, il 18enne romeno, accusato di aver messo a segno quella ignobile distruzione nel cimitero dell’Arcella la notte del venerdì santo fra le 23 e mezzanotte.

Una distruzione compiuta insieme a tre minorenni fra i 16 e i 17 anni (un italiano, un romeno e un giovane marocchino). Il ragazzo ha spiegato: avevano cenato insieme e si erano ubriacati, poi era nata l’idea di fare quell’irruzione e di spaccare tutto.


L’interrogatorio si è svolto mercoledì mattina in procura. Il ragazzo (difeso dall’avvocato Marco Lombardo), ha precisato di non sapere spiegare le ragioni di quell’azione. Semplicemente, non c’è nessun motivo particolare: erano solo ubriachi e niente altro. Nessuna vendetta nei confronti del parroco di Sant’Antonino, che aveva chiuso gli impianti sportivi parrocchiali nell’ambito delle misure anti-contagio.

Banceanu, che di fatto ha cercato di scaricare le responsabilità maggiori sui tre amici almeno per quanto riguarda i danni alle tombe e agli “arredi” cimiteriali, non ha chiesto scusa. E non ha espresso nessuna parola di pentimento continuando a parlare dell’accaduto come se si trattasse di un fatto qualsiasi.

Il 18enne – che ha la terza media, non ha proseguito gli studi e non ha un lavoro – deve rispondere di violazione di sepolcro, vilipendio di tombe, danneggiamento aggravato, con l’ulteriore aggravante dei motivi futili e abbietti. Nonostante la giovane età, non è “immacolato”: nel suo passato c’è un grave precedente (sanzionato) per il lancio di sassi dal cavalcavia in via Grassi.

Era la sera del 13 gennaio 2018, un sabato intorno a mezzanotte, quando un gruppo di ragazzini era salito sul cavalcavia, e dopo aver sradicato il basamento di un lampione, aveva scagliato delle pietre in via Friburgo. Solo per un colpo di fortuna in quel momento non era passato nessuno: tra quei ragazzi, c’era il diciottenne.

Gli altri tre minori coinvolti nel raid al cimitero hanno fra i 16 e 17 anni: sono accusati di aver concorso negli stessi reati contestati al maggiorenne con cui da tempo si accompagnavano. Gli atti che li riguardano sono stati trasmessi per competenza alla procura minorile di Venezia.

Intanto continuano gli accertamenti affidati alla Squadra mobile di Padova. La polizia sta analizzando i tabulati telefonici dei ragazzi (e non solo) come il registro delle chiamate per verificare se possa essere attribuito al quartetto di ragazzini anche una serie di chiamate ad animatori della parrocchia. Chiamate partite in modalità “anonima” per riempire di insulti e bestemmie i destinatari di quelle telefonate avvenute in coincidenza con la decisione di chiudere gli impianti sportivi – frequentati dal gruppetto – di fronte all’arrivo della terza ondata pandemica.

La distruzione del cimitero è avvenuta come divertissement” al termine di una cena a casa di uno dei quattro (tutti vivono nel quartiere). Intorno alle 11 di sera, i quattro hanno scavalcato un muretto per entrare nel parco Milcovich. Poi da lì, superando un altro muro, sono entrati nel cimitero salendo sui tetti delle cappelline, distruggendo lapidi colpite con croci di pietra sradicate da altre tombe, e ancora foto inserite nel marmo e urne cinerarie. Secondo una prima stima i danni materiali ammonterebbero a 200 mila euro.

Sono stati 37 gli elementi danneggiati: 15 cappelline, 15 ossari, una lapide e 6 lampade di loculi e ossari. In seguito all’episodio, che ha creato sdegno profondo nella comunità padovana, l’amministrazione comunale ha deciso di ripristinare il servizio di custodia nei 15 cimiteri cittadini almeno in alcune fasce orarie della giornata. Il cimitero dell’Arcella avrà i custodi 2 giorni alla settimana per tre ore. —
 

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