Este si mobilita per il “riccio”, raccolte 850 firme per salvarlo

Il murale di Bordalo è nel degrado: «Non merita di essere abbandonato così». L’artista portoghese: «Mi aspetto che lo spazio venga ripulito e l’area sistemata»

Este

Un’opera contro l’inquinamento che finisce tra i rifiuti. Il paradosso lo tira in ballo direttamente il papà del riccio di via San Girolamo, lo street artist portoghese Bordalo II (al secolo Artur Bordalo). Che, pur a duemila chilometri di distanza, ha potuto vedere le immagini del suo “animale fantastico” in stato di evidente abbandono. «Lo spazio è effettivamente degradato», scrive l’artista. «È una cosa che mi rammarica, perché il mio lavoro riguarda paradossalmente l’inquinamento e il suo effetto sul pianeta. Mi aspetto sinceramente che lo spazio venga ripulito e l’area sistemata».




Il caso è ormai noto. A Este, nell’ex deposito delle corriere di via San Girolamo, dal 2015 trova spazio l’opera di street art di Bordalo II, artista di strada di fama internazionale. Pneumatici, assi di legno, bancali, paraurti, plastiche: utilizza materiale di scarto per creare “animali fantastici” e offrire un’occasione di riflessione su inquinamento e reimpiego dei materiali. L’Ourico (“riccio” in portoghese) versa nel degrado da anni, alla faccia degli altri animali di Bordalo II che sono vere e proprie attrazioni turistiche, da Porto a Lisbona, da Los Angeles a Tallinn, da Torino a Parigi. Il Comune ha spiegato di non avere risorse per garantire la manutenzione all’opera e che peraltro quell’area sarà prossimamente oggetto di riqualificazione. Con il rischio che il riccio sparisca. «Ma richiameremo l’artista per creare un altro animale», ha spiegato il sindaco Roberta Gallana.



Il timore che l’installazione cada a pezzi per sempre o sia rimossa ha creato un’inaspettata quanto animata mobilitazione a Este. Le Civiche d’Este, attraverso il candidato sindaco Matteo Pajola, hanno denunciato pubblicamente che «un’installazione di così grande pregio, per quanto realizzata con un sindaco e una giunta diversi da quelli attuali, non meritava certo di essere abbandonata al declino», impegnandosi a difendere il riccio in questa campagna elettorale. Il gruppo che sostiene il candidato di centrosinistra, Giovanni Mandoliti, ha fatto di più: è stata lanciata una petizione web al “suon” di #salviamoilriccio. «Il riccio fa parte del patrimonio artistico della città ed è stato finanziato anche con i soldi di noi cittadini. Impedisci questo gesto barbarico!», è il testo della petizione, che a ieri ha già raccolto 855 adesioni.



E oltre all’artista stesso, sul tema interviene anche Lisa Celeghin, la curatrice dell’evento che nel 2015 portò Ourico a Este. «L’ideazione di un’opera di street art nella sede dell’ex deposito aveva l’obiettivo di attirare l’attenzione su uno spazio pubblico, che avrebbe potuto essere anche oggetto di una riqualificazione, con un’opera che parlasse di sostenibilità ambientale, attraverso pratiche di riciclo, riuso e rivalorizzazione della materia. Il senso della street art e dell’arte pubblica non è infatti il semplice decorativismo o imbratto di spazi urbani, ma la sollecitazione su tematiche di interesse comune, attraverso l’utilizzo di linguaggi non standardizzati e di forte impatto comunicativo». Certo, lo stesso Bordalo II aveva parlato di un ciclo di vita dell’opera di 6-7 anni, ma «le manutenzioni periodiche avrebbero sicuramente impedito lo stato attuale di forte decadenza. In altre parti del mondo, le superfici che hanno ospitato tali opere sono state conservate e innestate in operazioni significative di riqualificazione dell’area interessata». Da qui l’auspicio del recupero dell’opera. —


 

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