«Nel Padovano il 60 per cento delle farmacie pronte a vaccinare»

Bellon: «Inviata a Figliuolo la lista ufficiosa della disponibilità». Cirilli: «In 450 hanno chiesto di partecipare al corso»

PADOVA. La lista – ufficiosa – delle farmacie venete, e di conseguenza padovane, pronte a vaccinare quando ci saranno le dosi a disposizione, è già nelle mani del generale Figliuolo. Si tratta di un elenco con la disponibilità a scendere in campo nella campagna di immunizzazione della popolazione: «Abbiamo raccolto la dichiarazione di interesse a vaccinare e l’abbiamo inviata a Roma» rivela Andrea Bellon, presidente di Federfarma Veneto «è ancora una lista informale, ma indica una partecipazione potenziale molto elevata, che si aggira attorno al 60% sul territorio, con un dato piuttosto omogeneo tra le province».

Su 1.488 farmacie si tratta di poco meno di 900 che hanno dato disponibilità: «È davvero un dato soddisfacente soprattutto se si considera che i farmacisti dovranno affrontare in corso di 16 ore cui si aggiungerà una formazione pratica nei centri vaccinali. Oltre a questo, dovranno provvedere a reperire gli spazi adeguati alle iniezioni e il tempo» prosegue Bellon «in settimana è previsto un nuovo incontro in Regione con l’assessore Lanzarin per definire il protocollo operativo, ma al momento non ci sono criticità, quindi una volta messi i paletti necessari saremo pronti a partire nel giro di una settimana. Ovviamente, tutto dipende dalla disponibilità dei vaccini».


Stando alle prime indicazioni, i farmacisti avranno a disposizione Johnson&Johnson: «È il più facile da gestire per ottimizzare il servizio» spiega Bellon «sia perché si tratta di una somministrazione unica e perché possono essere conservati nei frigoriferi già in dotazione alle farmacie».

Nel Padovano le attività sono 280, comprese quelle Comunali, questo significa che, se una volta ufficializzate le liste dovesse essere confermata l’adesione al 60%, si avrà una partecipazione di poco inferiore alle 170 unità.

«È un grande risultato» commenta a sua volta Giovanni Cirilli, presidente provinciale dell’ordine di categoria «se questi dati dovessero essere confermati, basteranno 15-20 vaccinazioni al giorno per garantire oltre 200 mila vaccinazioni a livello nazionale».

Resta da vedere quello che succederà all’atto pratico, una volta definite le regole di ingaggio: «Lo scudo penale è già stato garantito» prosegue Cirilli «credo che ora le farmacie dovranno provvedere a un’assicurazione civile. L’unico timore è quello di dover far fronte a eventuali effetti collaterali, ma fino ad ora con Johnson&Johnson si sono registrati 4 casi di trombosi su milioni di dosi somministrate negli Stati Uniti, un’inezia se si considera che qualunque vaccino, dal vaiolo al morbillo, comporta un seppur minimo di rischio".

"Da parte nostra - continua -  c’è l’assoluta volontà di venire incontro alle esigenze della comunità, basti pensare che sono già 450 i farmacisti che hanno chiesto di partecipare ai corsi dell’Istituto superiore di sanità. Siamo pronti a dare una mano e dimostrare a certa politica che non siamo solo venditori di scatolette». In questo senso, Cirilli ricorda i 35 mila tamponi (su 170 mila a livello veneto) effettuati dalle 64 farmacie del territorio.

Molto elevata, infine, anche l’adesione delle farmacie alla prenotazione delle vaccinazioni: «Si tratta di un’adesione volontaria» rivela Patrizia Zennaro, presidente di Federfarma Padova «non abbiamo i numeri precisi, ma in linea di massima è davvero difficile che se una persona entra chiedendo aiuto, gli venga negato, anche perché il sistema è lo stesso che usano i privati. Il problema, semmai» aggiunge «è che il più delle volte il portale è bloccato o non c’è disponibilità e nemmeno noi siamo in grado di prenotare per chi ce lo chiede, ci dispiace ma non dipende da noi».

Inoltre, chiarisce Zennaro «non serve telefonare, è sufficiente recarsi in farmacia con il tesserino sanitario, poiché è necessario che la registrazione avvenga in presenza dell’interessato». In media sono una dozzina le persone che richiedono il servizio ogni giorno, anche se «talvolta rifiutano perché non è disponibile la sede vaccinale che vorrebbero» conclude «ma io dico che vale la pena fare un po’ di strada per assicurarselo, vista la penuria di dosi a disposizione. Abbiamo anche tanti medici che si rendono disponibili a vaccinare, ma il problema non sono le sedi o i servizi, ma i vaccini che non ci sono». —


 

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