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I comitati di Este contro Bui: «Pista mai completata per le città murate»

Le accusa degli ambientalisti: il tratto sud è impercorribile. «Una parte del tragitto corre sull’argine sbagliato»

ESTE. «Non è vero che l’anello ciclabile delle città murate è stato completato, ed un tratto corre nell’argine sbagliato». Questa la replica di Legambiente di Este, L’altra Este e del Comitato popolare Lasciateci Respirare in merito all’annuncio dei giorni scorsi da parte del presidente della provincia Fabio Bui sul completamento del percorso ciclabile da Este a Montagnana.
 
«È impossibile che gli amministratori non lo sappiano» chiosano i gruppi ambientalisti che hanno scritto agli amministratori di Este, Montagnana, al Gal, alla Provincia e al Parco Colli «la maggior parte del tratto sud è ancora impercorribile nonostante i lavori fatti tra il 2014 e 2015 al costo di 600 mila euro e per renderlo agibile c’è un progetto da oltre 1 milione di euro che va ad aggiungersi alla somma precedente».
 
Un progetto partito dieci anni fa che gli ambientalisti di Este hanno documentato fotograficamente «abbiamo constatato che purtroppo per il tratto che dal Sostegno porta a Prà, circa 5 km nel comune di Este, insiste su una soluzione a nostro avviso davvero infelice sotto molti aspetti. Il tratto in questione passa nella destra idraulica del Brancaglia-Santa Caterina, una scelta non dei progettisti ma imposta dal Genio civile». Una soluzione «non ideale» dato che secondo i comitati «l’argine in sinistra è larghissimo, tutto in sede propria, facilmente praticabile, in parte già utilizzabile senza alcun lavoro e attraversamento pericoloso.
 
Inoltre consentirebbe di coinvolgere l’area della Restara e la Rocca del Ponte della Torre per il cui recupero si è speso negli anni ’90 oltre un miliardo di lire e che rappresenta una delle testimonianze più significative della linea fortificata che correva tra il padovano e il vicentino. Aspetto che per un circuito dedicato alle città murate dovrebbe essere considerato non secondario».
 
La Provincia quindici anni fa, aveva scelto l’argine sinistro per il “percorso ciclo-naturalistico del Frassine” con un sottopasso strategico «non capiamo il motivo per cui il Genio civile non abbia autorizzato questo passaggio che aveva solo bisogno di adeguamenti e come si continui a procedere sul lato destro che è lontano dalle emergenze culturali, oltre ad essere stretto e in commistione con le auto, mettendo a rischio ciclisti e automobilisti». I gruppi estensi esortano gli amministratori a «reagire» all’imposizione del Genio civile per far rientrare la Rocca Ponte della Torre e l’argine sinistro nel percorso ciclabile delle città murate. —
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