«Centrodestra unito con un patto per vincere Non serve l’uomo forte ma le idee giuste»

L’ex sindaco leghista Massimo Bitonci e la corsa per Palazzo Moroni: «Accordo sui temi chiave: sicurezza, sanità, fiera, turismo e infrastrutture» 

L’intervista

Massimo Bitonci sa che la lista con il suo nome alle ultime comunali ha preso il 24%, un quarto dei voti di tutti i padovani. Massimo Bitonci sa anche che non è più tempo di “un uomo solo al comando”. E, grazie alla sua vicinanza con Matteo Salvini, può iniziare a tracciare la road map per la riconquista di Palazzo Moroni: «Serve un accordo programmatico tra partiti e società civile sui punti chiave del futuro di Padova: ospedale, fiera, sicurezza, infrastrutture, viabilità e rilancio turistico. Il candidato poi uscirà da sé: siamo aperti a soluzioni che siano sia politiche che no. La città è scontenta degli estremismi della giunta Giordani: dobbiamo essere pronti subito dopo l’estate per la campagna elettorale».


Bitonci, da Salvini ha avuto l’incarico di responsabile della Lega per le attività produttive. È un compito che la allontanerà dal Veneto?

«Tutt’altro. Ho già iniziato una serie di incontri con le associazioni di categoria che sono la linfa vitale del nostro territorio. Ci sono due temi chiave oggi. Il primo è la copertura dei costi fissi: utenze e spese non sono compensabili con i soli ristori sui fatturati. E poi le riaperture: serve una programmazione chiara perché è possibile lavorare in sicurezza, magari con nuovi protocolli definiti con l’Inail. Su questo, grazie all’azione di Matteo Salvini, il governo Draghi potrà presto avere una linea chiara».

Ascom, Confesercenti e Appe lo dicono da settimane: si rischia una ecatombe delle imprese. Come intervenire?

«Sono molto preoccupato. Il “rimbalzo” atteso nel 2021 è ancora lontano. Per questo nei prossimi giorni depositerò una proposta di legge che sarà anche emendamento: bisogna alzare i limiti per i fallimenti, altrimenti rischiano migliaia di attività. E poi dobbiamo gestire le crisi aziendali del post pandemia: dalle grandi imprese alle singole partite Iva».

La ripartenza però è condizionata dall’andamento della campagna vaccinale.

«Su questo mi consenta di essere polemico: se si fosse seguito fin da subito il criterio dell’età e dei soggetti fragili, oltre che la dose unica come nel Regno Unito, oggi saremmo in una situazione migliore. Vaccinare i dipendenti comunali, come voleva fare Giordani, mentre gli over80 ancora attendono una dose è un grosso errore».

Arrivando a Padova, la prossima amministrazione avrà un ruolo decisivo: dovrà gestire i fondi del Recovery.

«Proprio per questo abbiamo fatto una risoluzione per far inserire la governance dei Comuni all’interno del Recovery: 8 mila amministrazioni hanno progetti già pronti e velocemente cantierabili. Centralizzare vuol dire ritardare».

Anche per Padova?

«Basta non perdersi in progetti inutili e demagogici. Va aperta una discussione con le associazioni di categoria e con tutta la città».

Nelle ultime settimane abbiamo visto molte idee e parecchi rendering. Lei che giudizio può dare sulle scelte della giunta Giordani?

«Ho visto un’amministrazione ostaggio delle componenti di sinistra. In tutti i provvedimenti e in tutte le scelte. Il sindaco Giordani ha cercato di imporre una linea un po’ più imprenditoriale, ma i risultati non ci sono stati».

Con quali conseguenze?

«Ritardi e mediazioni al ribasso: pensiamo alla non sottoscrizione dell’aumento di capitale di BusItalia o alla necessità di trovare un nuovo slancio per la Zip, che invece è stata liquidata. Molte opere realizzate sono la conclusione di ciò che è stato programmato e finanziato dalla mia e dalle precedenti amministrazioni».

Il nuovo ospedale, ad esempio: l’area di Padova Est alla fine si è rivelata la migliore.

«Quanta fatica per arrivarci! È scorretto andare in campagna elettorale con una posizione per poi tornare indietro sulla scelta dell’amministrazione precedente».

Oltre all’ospedale c’è un progetto che ritiene fondamentale per il futuro della città?

«C’è la Fiera e sono molto deluso della gestione pubblica. Avevamo trovato imprenditori padovani disposti ad investire: è un errore aver abbandonato quella linea. E per fortuna hanno capito che l’auditorium va fatto al centro congressi, così da aiutarne la gestione. E poi l’ex Prandina: non c’è grande città in Europa che non abbia un parcheggio comodo al centro per favorire il commercio. E qui torniamo ai veti dell’estrema sinistra».

A proposito di trasporti, è ancora contrario al tram?

«Sono convinto che il tram sia un mezzo di trasporto che facilita la mobilità e che ha grande capienza. Ma incaponirsi su un mezzo obsoleto, invasivo e con enormi costi di manutenzione non ha senso. La direzione, in tutta Europa, è un’altra: bus elettrici con corsie preferenziali. Ci sono cospicui contributi e si può partire in pochi mesi».

Torniamo alla politica. Lei è commissario cittadino della Lega, che dovrà essere il perno della coalizione per il 2022. Ci sta già lavorando?

«Mi lasci dire che il segretario regionale Alberto Stefani è riuscito a dare una grande spinta al nostro movimento e ha dato prova di grandi doti di mediazione. Possiamo dire che il centrodestra nel 2022 si presenterà unito: Salvini, Meloni e Berlusconi sono già al lavoro. Ci sarà un’interlocuzione nazionale e poi si passerà al livello locale. Con una condizione: l’accordo si fa sui programmi non sulle alchimie per vincere. Pochi punti ma fondamentali per il rilancio della città: serve un patto inviolabile».

E la società civile?

«È fondamentale. Vedo molti scontenti dell’attuale giunta: imprenditori che si sono visti delusi nelle loro aspettative, componenti politiche trascurate, cittadini arrabbiati. La sinistra pensa di utilizzare Giordani come collante di una coalizione allargata ma si ritroveranno con il cerino in mano perché c’è molto scontento».

Rizzuto, Palù, Mazzarolli: sono molti i nomi che sono usciti come possibili candidati per allargare l’area del centrodestra. Lei che ne pensa?

«Io sono aperto a soluzioni sia politiche che della società civile. Ma quando vedo uscire dei nomi capisco benissimo che ci possano essere dietro delle spinte, da una componente piuttosto che da un’altra. Il mio appello è a non puntare su una singola persona: stavolta non serve un valore aggiunto. Qui è la politica e la società civile che debbono prendersi carico di un progetto».

E se Salvini dovesse chiederle di ripresentarsi?

«Salvini me l’ha già chiesto pubblicamente un anno fa, mi ha detto: “Preparati per Padova”. La mia risposta è stata: “Non c’entra Massimo Bitonci, c’entra Padova. Io resto a disposizione ma la soluzione deve essere condivisa da tutti. Il mio è uno dei nomi possibili ma va fatta la cosa giusta per Padova e per i padovani”». —



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