Ex macello a Padova, la Clac resta ai margini. «Esclusi da tutta la progettazione»

Il complesso dell’ex macello, sgomberato a gennaio del 2020 e destinato a una riqualificazione

In commissione la riqualificazione del complesso. Le associazioni: «Ancora in attesa di risposte»

PADOVA. Quindici mesi dopo lo sgombero, intorno al complesso dell’ex macello di via Cornaro si sono consolidate due certezze. La prima: il Comune ha grandi ambizioni di rilancio per quegli spazi. La seconda: lo strappo con la Comunità per le libere attività culturali - che gli edifici e il parco li ha abitati, custoditi e animati per oltre quarant’anni e con più di cento realtà associative - non è stato ricucito e, anzi, si è perfino allargato.

La conferma si è avuta mercoledì, nella riunione congiunta delle commissioni consiliari terza (Cultura) e quinta (Ambiente e Infrastruttrure), convocata per l’audizione degli assessori Andrea Micalizzi e Andrea Colasio sul progetto di riqualificazione. Una seduta durata oltre tre ore, con più di 50 partecipanti collegati.

Le intenzioni della giunta Giordani sono più chiare da qualche settimana, ossia da quando è stato presentato il progetto Co-Stellazione Portello, inserito nel pacchetto di proposte candidate al bando nazionale per la qualità dell’abitare.

Lì dentro - hanno ribadito Micalizzi e Colasio - ci sono il restauro e la riqualificazione del complesso, destinato - con un investimento di 6,2 milioni - a ospitare un’innovativa Cittadella della scienza. Operazione che ha un suo fascino, ma anche più di qualche punto debole messo in evidenza nel corso degli interventi: l’università non è coinvolta; se c’è una parte destinata a museo non sono noti i partner scientifici e le reti a cui collegarsi.

E tra i punti deboli c’è anche l’esclusione della Clac da tutto il processo di costruzione del progetto. Il bando - fa notare la comunità - ha avuto tempi strettissimi (da Natale ai primi di febbraio) e alla fine soltanto Pleiadi srl, con cui l’amministrazione aveva già messo le basi per una collaborazione, ha potuto partecipare. E infatti è Pleiadi il partner del progetto, mentre la Clac non è riuscita neppure ad avere risposta alla pec con cui aveva chiesto copia della documentazione.

L’assessore Micalizzi ha chiarito che se il progetto sarà promosso, ci sarà bisogno di costruire un’ipotesi più dettagliata con il coinvolgimento di tutti. Ma per adesso le associazioni storiche dell’ex macello hanno dovuto prendere atto che l’edificio da cui sono state sfollate, per problemi di agibilità certificati, non aveva problemi statici, e infatti un’associazione ha continuato a utilizzarli per tutto questo tempo. E in futuro - stando alle previsioni del progetto - tutta la Clac con le sue sette consociate, ed eventuali altre associazioni, saranno confinate in uno stabile di 289 metri quadri, quello a L in fondo al Parco.

«Siamo sempre stati collaborativi in questo anno abbondante», riflette il segretario generale della Clac, Salvatore Gentile, ma ci siamo scontrati con un muro. L’amministrazione ha continuato a ignorare ogni nostra proposta, l’ultima delle quali era l’idea di dare vita a una Fondazione di partecipazione, con una dotazione di 500 mila euro. Tutto il processo di progettazione è stato fatto senza di noi, a dispetto degli impegni presi. Ora ci si dice che c’è ancora modo di partecipare, ma farlo su un progetto già scritto è difficile».

La Clac ha comunque lasciato aperte tutte le porte, sia per una seconda fase di concertazione, sia per un eventuale piano B (che si farà con un progetto di finanza), se il bando non sarà promosso, ma anche per definire l’uso del parco e delle aree esterne che - è stato detto durante la riunione - resteranno a uso pubblico.



La riunione non ha chiarito perché l’amministrazione non abbia mai dato risposta alle sollecitazioni della Clac, al di là di una riunione sullo stato di salute del parco. Più volte è stata fatta la domanda agli assessori, ma nessuno ha voluto fare chiarezza. Così come senza risposta è rimasta la domanda sulla gestione del ristorante previsto nel progetto: a chi sarà affidata e con quali modalità? Silenzio, anche su questo. Una linea che contrasta con gli impegni presi dall’amministrazione e che, tra l’altro, rischia di alimentare non solo il malumore ma anche il conflitto tra le associazioni. —
 

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