Compagni di calcio e di liceo abbracciano l’amico Alessio

L’intera comunità s’è stretta alla famiglia Bariamcanaj per il funerale del 18enne Liturgia della parola in chiesa, letti in cimitero i messaggi fra cui quello di nonno Belul

PIOMBINO DESE

È stato un addio doloroso quello dato ieri ad Alessio Bariamcanaj nella chiesa di Piombino Dese. Alla comunità locale che si è stretta alla mamma Denada, al papà Kramer e ai familiari straziati per la perdita dell’ unico figlio si sono uniti i compagni di squadra dell’Union Dese con i dirigenti e quelli della quarta Aso del liceo Giorgione di Castelfranco con il professor Vittorio Caracuta.


Per Alessio, che stava iniziando un cammino di ricerca della fede, la scelta è stata di celebrare una liturgia della parola. «Non è, né un’osservanza delle regole fini a se stesse né una sorta di penalizzazione perché Alessio non è stato battezzato» ha spiegato don Tiziano Galante, parroco di Torreselle «piuttosto il rispetto verso di lui, del suo essere in ricerca e noi partecipando a questo rito condividiamo il suo status di credente in ricerca di fronte al mistero della morte». È il taglio che ha dato il celebrante considerando che famiglia è di fede protestante.

Don Tiziano è rimasto colpito profondamente dalla tragedia che ha sconvolto la famiglia Bariamcanaj. «Ho vissuto molti momenti come questi in tanti anni che sono prete» ha detto «e ogni volta è peggio».

Il sacerdote si è rivolto ai genitori: «Ci sembra che Alessio ci sia stato rubato, ma se ci lasciamo guidare dalla fede scopriremo che è con noi, in modo diverso ma più profondo. Così come dice il credo cristiano, se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo, se invece muore produce molto frutto. La vita e la morte di Alessio, il dolore che state provando possa un giorno portare frutti di gioia e di pace».

Le dediche di amici e parenti sono state lette in cimitero «Anche nella vita come in campo nulla è scontato. Domini il gioco e ti annullano un gol, giochi bene in attacco e prendi un maledetto palo che in un secondo spezza i tuoi sogni» ha detto un compagno di squadra pensando al palo della luce che si è portato via la vita di Alessio. I compagni di scuola hanno regalato alla famiglia una felpa che tanto piaceva ad Alessio con le loro firme.

Struggente la lettera del nonno Belul: «Nipote adorato, te ne sei andato via lasciando un vuoto e un dolore inimmaginabile. Eri come un angelo per aspetto e per bontà d’animo, intelligente, amato, rispettato e maturo per gli obiettivi che volevi raggiungere. Con la tua innocenza hai abbandonato questo mondo nel fiore dei tuoi anni e lasciato un dolore immenso in quelli che ti conoscevano, nei tuoi genitori Nari e Nada. Eri la loro unica ragione di vita e nonostante te ne sei andato fisicamente rimarrai per sempre nei loro cuori così da rendere questa sofferenza forza e coraggio per continuare a vivere». In lacrime l’avvocato Pierluigi Riondato, che Alessio l’ha conosciuto bambino quando Denada fu sua dipendente: «Eri intelligente, pieno di educazione e di rispetto. Un ragazzo perfetto a scuola e al liceo, che passava il venerdì e sabato lavorando. Non c’era persona più educata e rispettosa di te Alessio. E voi siete una famiglia meravigliosa, cittadini italiani, parte della nostra cittadinanza e vi voglio bene». ––

Giusy Andreoli

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