A Cittadella il bar apre per protesta: arrivano i vigili e lo chiudono per 5 giorni

«Lo rifarei, avevo messo in conto tutto, vogliamo lavorare», spiega Alessandra Frasson, titolare del Caffè al Pozzo di via Marconi

CITTADELLA. La protesta “Io apro” sbarca anche all’ombra delle mura, un bar del centro di Cittadella forza la zona arancione con l’arancione degli aperitivi, e scattano le sanzioni: locale chiuso per cinque giorni e 15 multe, pizzicate pure due persone senza mascherina.

«Lo rifarei, avevo messo in conto tutto, vogliamo lavorare», spiega Alessandra Frasson, titolare del Caffè al Pozzo di via Marconi. È lei – che gestisce il locale da quattro anni e che segue anche un altro bar – a decidere, in coscienza, di aprire mercoledì dalle 17 alle 18. «Ho chiamato l’iniziativa “Aperitivo pacifico” e ho seguito tutte le disposizione di sicurezza, come se fossimo in zona gialla, e quindi mascherine, gel, distanziamento», spiega Frasson.

Che ha aperto sapendo che sarebbero arrivate le multe: «Ero perfettamente consapevole di quello a cui andavo incontro, ma ho deciso di aderire alla mobilitazione nazionale per dare un segnale. Per noi la situazione non è dignitosa, questo non è lavoro, è una lenta agonia. L’ho fatto non solo per me, ma anche per i miei colleghi».

La barista aveva animato anche il flash-mob delle partite Iva svoltosi un paio di settimane fa in piazza Pierobon. Insiste: «Non mi piango addosso, avevo messo tutto in preventivo. Voglio tornare a lavorare come prima, altro che asporto. Rivoglio la mia libertà». Dal canto suo, la polizia locale non ha potuto non vedere: gli agenti del Distretto PD1A erano di pattuglia e si sono trovati di fronte la gente che consumava seduta ai tavolini. I numeri: 13 le sanzioni elevate per consumazione contro le regole anti Covid-19, più un paio per mancanza dell’utilizzo della mascherina.

Ovviamente è stato sanzionato anche il locale, al quale è stata imposta da ieri la chiusura per cinque giorni. Il comandante Nicola Mosele spiega che «qualche avventore si è dileguato per le stradine, gli altri sono stati bloccati. In parte hanno cercato di buttarla in caciara, con richiami alla Costituzione, affermando che gli agenti non avevano alcun diritto di intervenire e di imporre la mascherina perché non sarebbero dei medici. Alla richiesta dei documenti», continua il capo dei vigili, «si è creata un po’ di tensione, ma la situazione è stata governata senza problemi e senza cedere alle provocazioni».

«Capisco l’esasperazione di chi protesta, ma i modi sono sbagliati»: a ribadirlo è il sindaco Luca Pierobon. Che sottolinea: «Dispiace che questa iniziativa sia stata portata avanti nel giorno in cui a Cittadella sono stati celebrati due funerali di persone morte di Covid. Sono vicino a commercianti e baristi, ma vanno rispettate le regole ed è inaccettabile che qualcuno non indossi la mascherina. Ripeto, si è arrivati al limite, l’esasperazione è tanta, ma non si deve esagerare».

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