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Ricerca in Azienda Ospedaliera a Padova: 400 progetti fermi. Arriva il via libera a spazi e assunzioni

Un documento denuncia l’attività al palo in via Giustiniani. Ora una delibera sblocca il Centro per gli studi di eccellenza

PADOVA. Quattrocento studi fermi dal 2018 in un Nucleo di ricerca clinica la cui potenzialità operativa è talmente ridotta da non riuscire a smaltire, al momento, neppure gli studi che gli vengono affidati. Da questi dati «che rappresentano per l’Azienda Ospedale Università di Padova una vera e propria urgenza scientifica con gravissime ripercussioni in termini di immagini, attrattività e competitività in tutti i campi: nella ricerca, nell’innovazione tecnologica e soprattutto nell’assistenza», la struttura interdipartimentale si riprende il ruolo centrale delle attività di ricerca integrata con assistenza e didattica.

La delibera approvata dal dg Giuseppe Dal Ben, di fatto segna la rinascita del Centro di ricerca clinica, impantanato per anni nelle sabbie mobili di una burocrazia paralizzante che aveva immobilizzato un settore, che quando ha avuto spazio, si è rivelato di eccellenza, come confermano le prestazioni durante la pandemia stessa.


Il documento prende forma dall’Atto aziendale dello scorso maggio, in cui veniva ribadito il ruolo centrale delle attività di ricerca in Azienda Ospedale Università, e dalla formalizzazione, datata 18 marzo del progetto del Centro di ricerca clinica nel quale si rappresenta l’urgenza di uno sviluppo adeguato dell’Unità per la ricerca clinica e dell’Ufficio di segreteria tecnico-scientifica del Comitato etico per la sperimentazione clinica (Cesc). E ribadisce la necessità di spazi e personale adeguati.

Il punto di arrivo è chiaro: il Centro di ricerca clinica ha il compito di assistere organizzazioni di ricerca sia commerciali che senza scopo di lucro nello sviluppo precoce di nuove metodiche diagnostiche, modelli gestionali e interventi terapeutici, siano essi farmacologici o meno.

L’obiettivo è condividere strutture e conoscenza (studi di Fase III e IV), progettare ed eseguire studi di Fase I, II e “Proof of concept” secondo i più alti standard di qualità, assistenza e sicurezza garantendo tempi rapidi di esecuzione con l’impiego di professionisti e tecnologia all’avanguardia e assicurando lo sviluppo della collaborazione scientifica interdisciplinare.

In questo scenario, la creazione di un Centro interdipartimentale di ricerca clinica (Circli) rappresenta un primo passo nella creazione del Centro di ricerca. Al Circli, spetterà il compito di acquisire e gestire le risorse, promuovere, sostenere e coordinare l’attività di ricerca interagendo con l’Azienda e integrare le conoscenze tra studiosi di diversa estrazione scientifica.

Il progetto affonda le radici in una storia “antica”, laddove l’ambizione ha viaggiato di gran lunga più velocemente della realtà. La complessa attività prevista è stata attribuita a personale assunto senza una qualifica specifica, spesso con limitazioni di varia natura e mediante contratti a termine o con borse di studio, scelta che ha determinato, di fatto, una carenza di personale cronica e un frequente turnover che si sono concretizzati in 397 studi sostanzialmente fermi (168 su 565 in lavorazione).

I prossimi step saranno quindi l’adeguamento della dotazione organica minima con la creazione di un team composto da personale qualificato e assunto a tempo indeterminato sia da Azienda che Università in grado di supportare i ricercatori in tutte le necessità. Nell’ambito dell’Unità per la ricerca clinica è prevista l’assunzione di 2 amministrativi di area giuridica, 2 dirigenti farmacisti e 3 infermieri; un amministrativo per il supporto alla segreteria e uno biostatistico.

Nella segreteria del Comitato, arriveranno 2 dirigenti farmacisti e 3 amministrativi e infine, altri 2 amministrativi con competenze specifiche in progettualità verranno assunti per progetti di ricerca. L’Unità per la ricerca clinica e l’Ufficio di segreteria del Comitato verranno dotati di spazi adeguati a contigui al secondo piano dell’ex Casa delle Suore- direzione amministrativa ed ex Casa delle Suore-Psichiatrico.

«Eravamo finiti un loop di lacci e lacciuoli stratificati da una burocrazia fatta da normative rigide e obsolete relativamente alla gestione del Comitato etico: era tutto bloccato al punto che ci trovavamo con un milione in cassa non speso e un pesante arretrato sui progetti di ricerca» spiega il professor Stefano Merigliano, presidente della Scuola di Medicina nonché tra i protagonisti della progettazione e della svolta impressa al Centro di ricerca «poi finalmente siamo tornati a discuterne con l’assessorato regionale e il dottor Luciano Flor a Venezia si è molto battuto per imprimere una svolta e il dottor Dal Ben ha dato lo sblocco definitivo a una situazione che non ci consentiva di esprimerci ai livelli che questa Università può garantire come braccio operativo dell’Azienda nel campo della ricerca».

A dare un nuovo impulso, paradossalmente, anche il Covid: «Laddove prima servivano anche due mesi al Comitato etico per approvare un progetto, l’epidemia ha fatto capire che senza ricerca non si va avanti e se si vuole si può dare il via libera anche in 48-72 ore».

Prima, l’eccellenza di Padova rischiava di scivolare nel limbo: «Non è possibile che se veniamo invitati a partecipare a un progetto di livello mondiale, in cui i comitati etici dei principali Paesi partecipanti si sono espressi, ci servano altri 6-7 mesi per l’approvazione, così si perdono treni importantissimi» conclude Merigliano «senza contare che non si potevano fare studi di Fase I per mancanza di strutture. Ora avremo regole più semplici. Questo atto sblocca finalmente progetto, Comitato etico e struttura e affronta con rinnovato vigore lo sviluppo della ricerca clinica cambiando marcia». —


 

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