Covid, in Terapia intensiva giovani e obesi. «Ma l’età bassa favorisce la guarigione»

A Padova mortalità media tra il 15 e 16%. Diversi trentenni in Rianimazione. Tiberio: «Il sovrappeso è fra i principali fattori di rischio»

PADOVA. Tanti ricoveri in Terapia intensiva per pazienti Covid positivi, la cui età media continua ad abbassarsi: un combinato di numeri che i direttori delle Unità dell’Azienda Ospedale Università di Padova rilevano e registrano ma sui quali, a voler cercare una spiegazione, non possono che avanzare ipotesi.

Da una parte l’effetto vaccini sulla popolazione più anziana, dall’altra quello delle varianti, l’inglese in particolare, che colpiscono maggiormente le fasce più giovani. C’è un altro fattore che si è visto complicare il quadro clinico dei più giovani colpiti da Covid 19, ovvero l’obesità.

Oggi l’età media nelle Terapie intensive padovane si attesta sui 63,9 anni ed era a 66 tre settimane fa. Durante la prima ondata della pandemia sfiorava gli 80.

Un dato rimane costante e incoraggiante da inizio pandemia ed è quello sul tasso di mortalità che nelle Rianimazioni Covid del Policlinico padovano oscilla tra il 15 e il 16%, la metà rispetto alla media regionale e un terzo rispetto a quella nazionale.

Cauto nel commentare la situazione il professor Paolo Navalesi, direttore dell’Istar 3 del Policlinico, con 11 posti letto dedicati ai pazienti Covid: «L’abbassamento dell’età media è un dato che registriamo, i numeri hanno la testa dura, quelli sono. Da un lato possiamo pensare che ci sia un effetto vaccini sugli anziani che tuttavia spiega solo in parte la cosa. Non spiega, infatti, come e perché l’infezione si sia spostata sulle fasce più giovani. Possiamo chiamare in causa le varianti, però è necessario rimanere cauti. Siamo nel campo delle ipotesi» conclude il professore, «non delle certezze».

Paolo Navalesi

Attualmente il più giovane ricoverato nella Terapia intensiva diretta da Navalesi ha 30 anni, un target praticamente inesistente nella prima ondata della pandemia, mentre in q uesta non è un caso isolato.

Ivo Tiberio


Lo conferma il dottor Ivo Tiberio che dirige invece la Terapia intensiva centrale del Monoblocco di via Giustiniani e dell’ospedale Sant’Antonio, 36 posti letto complessivi interamente dedicati ai pazienti colpiti da Sars-Cov2: «Qualche anziano ovviamente viene ancora ricoverato da noi» rileva Tiberio, «però ora la fascia prevalente è quella che va dai 40 ai 60 anni con più di qualche under 40. Abbiamo avuto due trentenni fino a un paio di settimane fa, ora il più giovane è un quarantenne. Sui più giovani abbiamo riscontrato che un fattore di rischio frequente è l’obesità. L’abbassamento dell’età aumenta la probabilità di un esito favorevole ma l’età non è l’unica variabile: dobbiamo considerare anche la gravità del paziente all’ingresso in Terapia intensiva, la risposta ai trattamenti e la presenza di altre patologie. Abbiamo visto anche che nel caso in cui i trattamenti in Terapia subintensiva non diano risultati in tempi rapidi, sia preferibile la Terapia intensiva con l’intubazione del paziente per ottenere una risposta più rapida e d efficace».

Tiberio conferma il dato sulla mortalità: «Siamo tra il 15 e il 16 % che è basso, anche se è un dato che va ponderato, risentendo di una grande variabilità legata alla popolazione e altri elementi. Inoltre - conclude il medico - ci sono decessi di pazienti Covid positivi in cui la causa di morte non è l’infezione ma un’altra patologia». —
 

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