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Sfasciò l'ufficio postale di Piove di Sacco: trovato morto folgorato ma è successo un mese fa

Il marocchino trovato morto martedì e l'ufficio postale che devastò a Piove di Sacco

Abdelouahed Atourabi, marocchino, si era arrampicato su un traliccio morendo sul colpo ma nessuno se n'è accorto per trenta giorni

PIOVE DI SACCO. Giaceva esanime da quasi un mese in piena campagna, ai piedi del traliccio dell’alta tensione sul quale si era arrampicato e sul quale è rimasto poi mortalmente folgorato. Si è conclusa così, in una maniera umanamente triste, la parabola di un uomo passato in pochi mesi dall’ essere il principale pericolo pubblico cittadino a diventare un cadavere dimenticato, che nessuno ha reclamato.

Il corpo senza vita di Abdelouahed Atourabi, cittadino marocchino che a maggio avrebbe compiuto 41 anni, è stata ritrovata nella mattinata di martedì nei campi di via Caldevezzo, nella periferia cittadina incastrata tra il santuario della Madonna delle Grazie e Brugine.

A fare la scoperta sono stati due uomini impegnati nello sfalcio dell’erba che hanno subito avvertito i carabinieri. Atourabi, già in avanzato stato di decomposizione, giaceva steso vicino a un palo dell’elettricità sul quale una testimone, alcune settimane fa, in pieno giorno, aveva visto inspiegabilmente arrampicarsi. I militari a fatica lo hanno identificato, grazie anche a dei documenti ritrovati abbandonati a pochi distanza, nei pressi di un casolare dismesso, probabilmente utilizzato come bivacco di fortuna.

Sul volto e sulla mano desta sono stati riscontrati evidenti segni di ustione da folgorazione, mentre le numerose fratture sarebbero dovute alla successiva caduta al suolo. La causa del decesso è stata classificata come suicidio. Lo straniero era entrato in Italia quasi vent’anni fa, ottenendo un permesso di soggiorno a tempo indeterminato.

Per anni ha lavorato e abitato nella frazione di Corte, poi ha perso il lavoro e la sua situazione, anche psicologica, è precipitata. Dopo una serie di reati minori a gennaio del 2020 aveva letteralmente sfasciato l’ufficio postale di via Zabarella perché non gli era stato accreditato il reddito di cittadinanza che da tempo, tra l’altro, non gli spettava più.

Nelle settimane successive aveva poi picchiato una commessa di un supermercato che lo aveva scoperto a rubare tra gli scafali, poi aveva accumulato altre denunce per altri reati. Per ben tre volte era stato quindi oggetto del decreto di espulsione e accompagnato nei centri di permanenza per il ripatrio, prima nel Lazio e poi in Friuli, ma gli arerei che avrebbero dovuto riportarlo in Marocco, causa restrizioni legate al Covid-19, non sono mai decollati.

Alla fine ha sempre fatto ritorno in città, finendo per vivere di espedienti. La salma si trova attualmente all’obitorio dell’ospedale cittadino, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il pm Roberto D’Angelo ne ha disposto l’autopsia.

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