Riaperture tra le proteste: «Più ristori»

Ripreso il lavoro di 5 mila negozi e 2 mila parrucchieri. Le categorie tornano in piazza: «Quello che è arrivato non basta»

Elvira Scigliano / PADOVA

La ripresa del commercio in zona arancione – con la riapertura di 2.224 parrucchieri ed estetiste e oltre 5 mila negozi – è contraddistinta da un cauto ottimismo in città e provincia. Nei saloni di bellezza, dai barbieri alle estetiste, il telefono squilla di continuo e l’agenda è perennemente aperta sulle pagine della prossima settimana.


Perdite da recuperare

E va bene così perché bisogna recuperare una perdita di 4 milioni e 200 mila euro: tanto sono costate queste settimane di rosso. Molto più complicato recuperare i 50 milioni di euro persi dalle attività della provincia. I più preoccupati sono i 1.800 negozi del settore moda (scarpe e abbigliamento), per i quali ogni settimana di chiusura è costata 25 milioni di euro. E infatti le associazioni di categoria non solo non esultano, ma tornano in piazza a protestare. La prima mobilitazione è quella della Confesercenti: appuntamento oggi alle 12.30 sotto la Prefettura. «A rischio – spiegano – è il 10-15% delle imprese. I settori più colpiti sono quelli del turismo, della ristorazione e del commercio al dettaglio non alimentare, che hanno subito perdite dal 30 al 100%». Alle 9.30 inizierà la diretta Facebook sulla pagina Confesercenti Padova con il presidente patavino Nicola Rossi e quello vicentino Flavio Convento, la direttrice Greta Imbrunito ed il presidente di Anva Enzo Tuis. Alle 12 incontro con il Prefetto, alle 12.30 mobilitazione in piazza Antenore e alle 13 incontro con Antonio Santocono, presidente della Camera di Commercio. Infine alle 16.30 diretta streaming con i parlamentari, sindaci e rappresentanti del territorio.

categorie in piazza

Domani invece tocca all’Ascom: alle 11 flash mob davanti al tribunale: «La zona arancione non basta – sottolinea il presidente Patrizio Bertin – Purtroppo il messaggio che il governo continua a dare alla cittadinanza è “non muovetevi”. Ai nostri imprenditori non bastano i sostegni, chiediamo di allungare i tempi di rimborso dei crediti bancari a non meno di 15 anni e, al tempo stesso, chiediamo moratorie sia sul fisco che sui costi sostenuti».

Infine c’è il capitolo più nero, quello della ristorazione. Per i 3 mila esercenti della provincia tra rosso e arancione le regole non cambiano: «Continuiamo a perdere un milione di euro al giorno – scandisce Filippo Segato, segretario Appe – Che la situazione sia grave lo dimostra un 20-30% di locali che è chiuso, rinunciando anche al delivery perché ritenuto non remunerativo». —

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