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Operaio morì ustionato, nessun colpevole per l'incidente alle Fornaci Zulian

Si era incendiata una nuvola di polvere di legno, un evento imprevedibile: assolti il direttore e il rappresentante legale dell'azienda di Fontaniva

FONTANIVA. Una nuvola di polvere di legno era fuoriuscita improvvisa dal silo e si era “accesa” come una miccia. Poi quel fuoco aveva investito in pieno la ruspa azionata da un operaio che non aveva avuto scampo, trasformandosi in una torcia umana. Una fine drammatica per Domenico Zanarella, 44enne di Rosà, operaio nelle Fornaci Zulian di Fontaniva.

Una fine senza colpevoli perché quell’incidente sul lavoro è stato il frutto di una fatalità imprevista e imprevedibile. Ecco perché ieri pomeriggio è arrivata la piena assoluzione dalle accuse di omicidio e lesioni colposi, oltreché dalla violazione di una serie di norme in materia di lavoro, nei confronti del legale rappresentante delle Fornaci, Simone Zulian, 43enne di Fontaniva in via Roma (difeso dal professor Alberto Berardi), e del direttore dello stabilimento (nonché responsabile della sicurezza) l’ingegnere Luigi Biasion, 60 anni di Treviso in via Santa Bona Vecchia (difeso dall’avvocato Remo Anzovino).

La sentenza è stata pronunciata dal giudice di Padova Mariella Fino: entro un paio di mesi le motivazioni. La pubblica accusa aveva chiesto una condanna a due anni e due mesi di carcere per ciascuno.

Nessuno si era costituito parte civile: la famiglia del lavoratore morto, come quella del collega rimasto ferito (L. C. , all’epoca 35enne, pure di Rosà), sono state risarcite dalla compagnia di assicurazione che ha erogato il massimale di un milione e mezzo di euro, somma alla quale sono stati aggiunti 130 mila euro.

Zanarella, intrappolato nell’abitacolo della ruspa, era sopravvissuto 5 giorni alle gravissime ustioni che coprivano il 90% del suo corpo, mentre il collega ha riportato lesioni permanenti con un’invalidità del 20%. I due il 6 giugno 2014 erano impegnati nello svuotamento di un silo dov’era ammassata polvere di segatura. E dove s’era formata in precedenza una combustione attiva.

Secondo la procura non erano state messe a disposizione dei lavoratori attrezzature adeguate e neppure previste procedure per lo svuotamento in sicurezza com’era mancata la formazione del personale, non attrezzato con dispositivi di protezione individuali e dispositivi antincendio. Biasion era imputato in quanto avrebbe avuto compiti di tutela e di protezione della salute durante il ciclo produttivo.

Il professor Berardi ha puntato l’indice sulla ricostruzione formulata sia dal consulente tecnico della procura (il professor Marmo, già consulente nel processo per la vicenda Thyssenkrupp) che dall’esperto della difesa (il professor Marchio dell’Università di Padova): si sarebbe trattato di un rarissimo evento di esplosione di polveri di legno in campo aperto.

E qualsiasi misura di sicurezza non avrebbe evitato il peggio. Che cosa può aver innescato la scintilla che ha “acceso” la polvere di legno? Forse la brace del precedente focolaio sviluppato nell’impianto silos? Oppure il contatto tra quella polvere di legno, liberata nell’aria, e la superficie calda del motore della ruspa? Sono le due ipotesi in campo. Purtroppo quando la nuvola di fuoco ha investito il mezzo, Zanarella è rimasto imprigionato; il collega, pur colpito da quel fuoco, è riuscito ad allontanarsi mettendosi almeno parzialmente in salvo.




Presenti i due imputati che hanno ascoltato con commozione la lettura della sentenza: per loro, la fine di un incubo. «Siamo sollevati dall’esito del processo fermo restando il fatto dolore per le vittime e l’accaduto» ,spiega il professor Alberto Berardi, difensore di Simone Zulian. «Però la tragedia è stata davvero una pura fatalità come ricostruito anche dalle consulenze degli esperti». Come una coincidenza è pure il nome della strada in cui hanno sede le Fornaci: via Caduti sul lavoro. —


 

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