Aggressione all'avvocato Longo, ora Maran e Zanon vogliono risarcire i danni

Slitta al 21 giugno la decisione sul rinvio a giudizio della commercialista Maran e del compagno Zanon. La coimputata 31enne sarà giudicata con rito abbreviato

PADOVA. Andare a processo o chiedere un rito alternativo? È la difficile scelta dei difensori dei due principali imputati per l’aggressione al penalista Pietro Longo che, ieri, hanno sollecitato un rinvio dell’udienza preliminare per decidere il da farsi (l’udienza era già saltata la scorsa settimana in seguito all’astensione proclamata dalle Camere penali).

Richiesta soddisfatta: si va al prossimo 21 giugno alle 12.30 quando, se non ci saranno istanze di riti alternativi, il gup padovano Elena Lazzarin si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Roberto D’Angelo.

Rischiano il processo la commercialista Silvia Maran (difensore l’avvocato Claudia Bagattin) e il compagno di origine trentina Luca Zanon (avvocato Cesare Cicorella), titolare di una ditta artigiana, accusati di lesioni gravissime, rapina (della pistola regolarmente detenuta da Longo di cui si erano appropriati) e porto in luogo pubblico dell’arma.

Tra le giustificazioni presentate, anche la volontà di risarcire i danni all’avvocato Longo che, pur avendo recuperato sul piano fisico dopo la brutta e pesante esperienza, non si è ripreso del tutto e ha ancora fissate visite specialistiche consigliate dai medici ospedalieri.

Al momento non è stata formalizzata alcuna proposta di risarcimento ai legali di parte civile (presente in aula l’avvocato Anna Desiderio che, con il collega Niccolò Ghedini, tutela l’avvocato Longo). I difensori della coppia avrebbero solo inviato una lettera interlocutoria alla parte civile, chiedendo l’ammontare dei danni senza quantificare una cifra. Non sono neppure mai state presentate delle scuse per l’accaduto.

Al gup i difensori dei due hanno chiesto il ritorno alla precedente misura cautelare in vigore fino a martedì scorso. Dopo un periodo agli arresti domiciliari, infatti, Maran e Zanon erano stati sottoposti alla misura (più lieve) del divieto di avvicinamento alla vittima.

Da una settimana, su loro richiesta, il provvedimento cautelare era stato trasformato in obbligo di presentazione in questura per due volte alla settimana. Ora hanno reclamato il ritorno alla vecchia misura.

Ammessa al giudizio abbreviato la coimputata, una 31enne padovana, studentessa in una scuola di notariato amica della coppia (difensore il penalista Pietro Someda) e conoscente di Longo, chiamata a rispondere per avere concorso negli stessi reati, pur non avendo partecipato al pestaggio del legale il 30 settembre scorso. La ragazza non era presente in aula come Maran e Zanon.

Quella sera il terzetto si era presentato all’ingresso di casa Longo in centro. Quando il legale aveva aperto (armato), la coppia lo aveva colpito (la donna aveva sferrato un calcio ripresa dalle telecamere in strada) entrando a forza nell’atrio del palazzo. Il legale era stato pestato a sangue, poi i tre si erano allontanati (la coppia con la pistola). —
 

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