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Sant’Antonio, un focolaio a Geriatria: «Verifiche sull’origine dei contagi»

Padova, pazienti positivi anche in un altro reparto. La Direzione vuole capire se a portare il virus siano stati operatori non vaccinati

PADOVA. Sei anziani ricoverati nel reparto di Geriatria dell’ospedale Sant’Antonio sono positivi al Covid 19. Contagi che sarebbero avvenuti proprio in ospedale: ora si sta cercando di capire se all’origine possano esserci operatori che hanno rifiutato il vaccino.

E quello all’ottavo piano della struttura di via Facciolati non sarebbe nemmeno l’unico focolaio nell’Azienda ospedaliera universitaria. Lo stesso direttore generale Giuseppe Dal Ben conferma: c’è un secondo caso di contagi in corsia su cui si sta cercando di far luce.

Nel frattempo il dg si prepara ad applicare le nuove norme introdotte dal decreto sull’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, pronto anche a sospendere chi rifiuterà senza giustificazione la sua dose.


I pazienti della Geriatria contagiati sono sei e nessuno di loro era positivo al momento dell’ingresso in ospedale. Chiunque venga ricoverato, infatti, viene sottoposto a tampone e in casi di positività trasferito direttamente in un reparto Covid. Le ipotesi sull’origine dei contagi sono due: o arrivano dall’esterno, portati da un familiare nelle pur poche e brevi visite ammesse, oppure a diffondere il virus è stato un sanitario, medico infermiere o oss che non ha ricevuto il vaccino. «La situazione è sotto controllo» riferisce Dal Ben, «e sta rientrando. Stiamo verificando l’origine dei contagi anche controllando tutto il personale».

Controlli anche per il secondo focolaio in ospedale, che Dal Ben conferma esserci: «C’è un’altra situazione analoga che tuttavia è in fase di accertamenti, motivo per cui preferisco non aggiungere ulteriori informazioni» appunta il dg, «ma posso assicurare che sono in corso tutte le verifiche del caso e che tutti i reparti e i pazienti sono stati messi in sicurezza».

La grande svolta in materia di sicurezza in corsia è stata portata dai vaccini che a partire da gennaio hanno permesso di immunizzare il personale sanitario. «In Azienda abbiamo somministrato oltre 17 mila dosi ai nostri dipendenti diretti e ad altre figure professionali che si occupano di servizi in ospedale» sottolinea Dal Ben, «e stiamo ancora somministrando vaccini. Continuiamo a sensibilizzare chi non lo ha fatto e anche in questi giorni stiamo ricevendo richieste, segno che anche i più restii stanno comprendendo l’importanza di proteggere se stessi e i pazienti».

Oppure è l’effetto del decreto che impone l’obbligo vaccinale a tutti gli operatori sanitari, pena la sospensione senza stipendio dall’attività. «Il decreto sarà applicato in ogni sua parte» assicura il direttore generale, «ma vanno ovviamente rispettate le fasi. Per ora abbiamo girato alla Regione l’elenco dei nostri dipendenti. Sarà la Regione a incrociare tutti i nomi con i dati dei vaccinati e a restituirci l’elenco dei non vaccinati. Su questi dovremo capire caso per caso il motivo del rifiuto del vaccino, perché possono esserci casi in cui la persona non può farlo. E in quel caso il rifiuto è giustificato. Chi invece può ricevere il vaccino ma non lo vuole fare perché è contrario andrà incontro alle sanzioni previste dal decreto, una volta espletate tutte le verifiche».

Meno del 10% del personale dell’Azienda non si è ancora vaccinata contro il Covid, circa 600 persone: «Un numero che continua scendere» ha rimarcato già Dal Ben, «perché la campagna di sensibilizzazione è costante: queste persone vengono convocate periodicamente per approfondire il tema dei vaccini e fornire tutte le informazioni di cui necessitano». L’obiettivo è quello di arrivare con la copertura più ampia possibile così da evitare a spiacevoli sospensioni o ricollocamenti non sempre facili nelle mansioni. Ancor più che negli ospedali, è nelle case di riposo che si registra la percentuale più alta di operatori contrari ai vaccini, ma anche per loro valgono le nuove regole sull’obbligo. —
 

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