Primavera pazza attesi freddo e gelate

Temperature prossime anche allo zero: a rischio l’agricoltura Allerta siccità: è il secondo marzo meno piovoso dal 1994

Aprile si apre con un nuovo colpa di coda dell’inverno, o almeno è quanto si aspettano gli esperti meteo. È l’ennesimo segnale di instabilità, che sancisce un avvio di primavera piuttosto anomalo caratterizzato, tra le altre cose, da una siccità da record. A rinfrancare, se non altro, ci sono i colori e i profumi delle fioriture.

LE PREVISIONI


Dopo un marzo molto secco e un fine mese all’insegna di temperature diurne elevate, già dalla notte appena trascorsa è atteso un marcato calo delle temperature per l’avvicinarsi di una perturbazione fredda, che transiterà pienamente nella giornata di oggi. Arpav prevede valori ben inferiori alla norma, con minime raggiunte in serata, prossime o di poco inferiori a zero anche in pianura. E per domani e giovedì la musica non cambierà: minime ancora in calo, ma con massime che tenderanno a salire. E tra le allerte spicca anche quella per i venti, visto il rinforzo di Bora sulla pianura sud-orientale veneta.

RISCHIO GELATE

Proprio come dieci giorni fa, nella Bassa padovana e nel Polesine sono possibili anche gelate tra mercoledì e giovedì. La situazione ovviamente preoccupa in particolare il mondo dell’agricoltura, come spiega il presidente padovano di Coldiretti, Massimo Bressan: «Ad essere più esposte a questo colpo di coda dell’inverno sono le coltivazioni a pieno campo come le barbabietole, che proprio in questo periodo stanno spuntando dal terreno e si trovano nella fase più critica. Il brusco abbassamento delle temperature e le gelate notturne possono compromettere lo sviluppo delle piantine in fase di crescita». E poi ci sono ovviamente i frutteti, e in particolare le varietà precoci: le susine sono in fiore, così come il pesco e l’albicocco dopo le temperature miti delle settimane precedenti e anche il kiwi risente del freddo. In alcune zone – come a Castelbaldo – sono in funzione gli impianti antibrina, che permettono di proteggere le fioriture degli alberi dal crollo delle temperature grazie al ghiaccio.

SICCITà

Le poche gocce scese a macchia di leopardo nella giornata di sabato non sono chiaramente bastate a interrompere l’ormai lungo periodo di siccità di questa stagione. E se la scia di caldo verrà attutita dal brusco calo delle temperature di queste ore, poche sono le speranza di assistere ad abbondanti piogge. È questa le vera preoccupazione per l’agricoltura padovana. I tubi per l’irrigazione di soccorso sono già a terra da una decina di giorni in almeno mezza provincia, dal Piovese al Montagnanese. Il mese di marzo - lo conferma Arpav - è infatti stato uno dei più siccitosi degli ultimi trent’anni: la scarsità di precipitazioni in tutto il Veneto ha messo il mese appena trascorso al secondo posto, dopo il 2003, come mese più siccitoso dal 1992. La media storica dei mesi di marzo, dal 1994 al 2020, è di 71 millimetri: il mese scorso non si è andati oltre gli 8. Coldiretti segnala il ricorso all’acqua per centinaia di ettari seminati a orzo e frumento, ma anche per le coltivazioni orticole, le barbabietole e per il mais. Numerose sono le richieste d’acqua pervenute dalle aziende agricole ai Consorzi di Bonifica. Fatica a crescere il foraggio destinato ad alimentare gli animali degli allevamenti zootecnici. L’unica, magra, consolazione di questi giorni è l’esplosione di colori che questa pazza stagione sta offrendo.



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