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Padova, l'odissea dei pendolari fra degrado e sporcizia: «I pusher in stazione al binario o sui treni»

La testimonianza di chi per lavoro ogni giorno si sposta a Venezia. «Sembra che il problema sia irrisolvibile, nessuno fa nulla» 

PADOVA. La lettera.

Sono uno fra le migliaia di pendolari che “vivono” la principale porta d’accesso cittadina: la stazione. Dopo una mattutina biciclettata, regolarmente perdo alcuni minuti a cercare un parcheggio nella giungla di rastrelliere, dove sono ammassate quantità spropositate di bici, spesso “dimenticate” da mesi.

Biciclette abbandonate

Sono anni che diverse amministrazioni cercano di risolvere il problema. Ricordo un incontro casuale con un politico di primo piano, davanti alle rastrelliere, domandandosi come il Comune avrebbe potuto posizionarne di più moderne; il tutto invano poiché troppe bici ostruivano le rastrelliere da sostituire. Sono mesi che sventolano i nastri della polizia municipale sulle biciclette abbandonate (bucate, arrugginite, legate perfino sugli alberi), occupando i pochi posti disponibili. Perché la municipale non recupera periodicamente tutti i ruderi arrugginiti e li deposita in un magazzino comunale per poi venderli all’asta qualora non si presentasse il legittimo proprietario? Inoltre, non sarebbe opportuno pensare anche alla maggioranza di cittadini, proprietari di proprie bici? Considerate quante ne vengono rubate quotidianamente.



L’andirivieni di spacciatori

Comunque sia, una volta raggiunto il mio binario, il quinto destinazione Venezia, aspettando il treno regionale veloce, noto la solidarietà di noi pendolari, ormai abituati ad abbassare lo sguardo, distogliendoci da scene che normali non dovrebbero essere. Decine di giovani, in attesa di “sgattaiolare” sul primo treno veloce, destinazione Mestre o Venezia S.Lucia. Aspetto più grave, alcuni sono privi perfino di mascherina, senza biglietto e non si comprende come mai stazionano in una area densamente affollata, in “zona rossa”, privi di evidenti motivi lavorativi. Noi pendolari siamo abituati a vederli furtivi, attenti nel cercare il capo-treno, in vagone di testa. Facilmente salgono sedendosi nei piani alti o in coda. In quelle rare volte che vengono fermati, l’unica soluzione è accompagnarli fuori dal treno alla prima stazione utile (semplicemente a destinazione: Venezia S anta Lucia o, al rientro, Padova).

Aspetto più grave: sempre noi pendolari notiamo quanto spesso in queste delicate tratte ferroviarie transitino spacciatori, che poi regolarmente troviamo nelle zone “calde” cercando e domandandoci con lo sguardo se vogliamo droga. Aspetto che noi cittadini conosciamo, costretti ad evitare alcune aree limitrofe alla stazione, che poi si stanno espandendo sempre più.

Un problema ineliminabile

Qui denuncio queste situazioni, dopo aver costruttivamente manifestato tali risaputi problemi a coloro che dovrebbero affrontarli. Tuttavia, spesso tali “responsabili” ascoltano, invitano a inviare Pec, denunciando “la cosa” ma rispondono che non è loro responsabilità. Ad esempio, ho provato con i capitreno, alcuni dei quali hanno ammesso che quotidianamente denunciano la cosa, mostrando, sui propri tablet aziendali, le regolari segnalazioni ai dirigenti. «Al vertice sono più preoccupati che i treni non facciano ritardi: sa cosa significherebbe fermarli? Significherebbe accumulare ritardo e poi tanto queste persone non pagherebbero la multa».

Detto questo, mi domando perché, in emergenza socio-sanitaria continuiamo ad abituarci a quantità infinite di spacciatori, ultimamente sempre più “pendolari” fra le stazioni di Mestre e Padova, senza biglietto? Di nuovo, mi domando perché i vertici (le amministrazioni comunali, la Provincia, la Regione, la Questura, Trenitalia) non si riuniscono in un deciso incontro per tentare seriamente di sradicare alla radice la questione? Perché Trenitalia non controlla sistematicamente i biglietti dei passeggeri, preferibilmente già nel tunnel della stazione o sui binari dei treni dove sono presenti maggiormente questi fenomeni? In fondo, per le più ricche Frecce, sono presenti addetti che misurano la febbre.

Sarebbero segnali di maggiore presenza. Messaggi a cittadini sfiduciati e impotenti, che non vorrebbero considerare la stazione ferroviaria, la questione droga, l’illegalità in genere, quali problemi di parte, di un determinato colore politico e specifica responsabilità. Non dovrebbe essere demandata e “scaricata” al prossimo futuro, quando ci accorgeremo di sempre più giovani consumatori, dipendenti da un mare incontrollato di sostanze e noi più frustrati e delusi dalla politica. —

Un pendolare
 

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