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Lettera per il vaccino anti-Covid, ma è morta da 7 anni

Il caso in provincia di Padova. Anziani non convocati, sedute disdette senza avviso, numeri non funzionanti: i disagi della campagna per gli over 80

PADOVA. Convocazioni recapitate ad anziani deceduti, ultraottantenni “dimenticati”, sedute disdette ma non comunicate: l’imponente campagna vaccinale nel Padovano presenta anche spiacevoli situazioni per gli anziani in attesa di vaccino.

Chiara è la figlia di E.D.: lo scorso 14 marzo l’anziana è stata invitata per il 22 marzo al chiostro degli Zoccoli di Este, per la prima dose di vaccino. Peccato che l’anziana di Cinto Euganeo, nata nel 1926, sia mancata ormai sette anni fa. «La lettera dell’Usl 6 ci è stata consegnata una domenica pomeriggio dalla Protezione civile» spiega Chiara «I volontari mi conoscono, per cui già nel consegnarmela erano imbarazzati. Ho comunque accettato la lettera. Il giorno dopo ho provveduto a comunicare che mia madre era morta dal 2014». Al numero dell’Usl ha risposto una altrettanto imbarazzata operatrice: «Si è scusata, spiegandomi che evidentemente l’anagrafica non era aggiornata. È stato spiacevole, ma può capitare», racconta Chiara.


E ancora. Rosa Ruffa, nata il 16 novembre del 1927, non ha invece mai ricevuto la convocazione. «Da un anno» riferisce la figlia, Oreta «mia mamma è blindata in casa e il vaccino sembra l’unica speranza. Acciacchi dell’età a parte, mia madre è lucida. È accudita da una badante, io vado da lei ogni giorno indossando la mascherina. Le sto tagliando perfino i capelli per evitarle di uscire, ma non è giusto, soprattutto alla sua età: anche una semplice passeggiata è un dono quando il tempo è così prezioso». I vicini di casa della signora Rosa, coetanei o di poco più giovani, sono stati vaccinati; il genero, settantenne, si è prenotato dal sito, ma per la 94enne niente: dall’Usl - dice la famiglia - nessuna risposta alle mail inviate. Solo quella del medico di base: «Quando la lettera non è arrivata» riferisce Oreta «mi ha suggerito di andare al punto vaccini e di chiedere come perfetti sprovveduti. Se si presentassero tutti, cosa accadrebbe?».

Giancarlo Toniato, 88 anni a novembre, invalido al 100%, avrebbe dovuto fare il vaccino sabato scorso alle 14. È arrivato in Fiera con la figlia, la badante e il suo personale carico di avversità, per sentirsi dire che l’appuntamento era saltato. Eppure Giancarlo è in cura all’Usl: avevano tutti i contatti. Venerdì peraltro le due figlie avevano disperatamente cercato di contattare il numero dedicato perché la moglie di Giancarlo, Imeldina, 85 anni, invalida all’80%, aveva appuntamento il giorno di Pasqua alle 12. «Possono vaccinarsi assieme?», avrebbero voluto chiedere le figlie. Nessuna ha risposto, però anche l’appuntamento della signora è saltato. In tutto questo garbuglio le figlie (una risiede a Verona) si erano organizzate per stare accanto ai genitori per poi scoprire dal medico di base che il papà, in quanto invalido e in carrozzina, ha diritto a ricevere il vaccino a casa.

E poi c’è Franco Verrando, 86 anni: «Ero stato convocato per il 4 aprile, ma quattro giorni prima dell’appuntamento apprendo che la mia prenotazione è stata rinviata e che non devo presentarmi. Ma l’ho scoperto casualmente dal sito dell’Usl: nessuno mi ha informato, malgrado abbiano tutti i miei riferimenti. A 86 anni, cardiopatico, diabetico, da poco dimesso dal Policlinico per scompenso cardiaco, convocato e poi rinviato sine die per la vaccinazione, se nel frattempo mi ammalo di Covid 19, ho il diritto di arrabbiarmi?». —

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