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Padova, individuati i profanatori del cimitero: «Erano in quattro»

Telefonata con bestemmie rivolte a un animatore prima di distruggere tombe e loculi: incastrati anche da un fotogramma

PADOVA. La caccia ai vandali del cimitero dell’Arcella è ormai una questione di ore. La polizia ha imboccato una pista e gli elementi raccolti fino a questo momento sembrano confermare i sospetti. Sono giovanissimi, alcuni anche classe 2007.

C’è l’immagine di una telecamera che li immortala mentre fuggono venerdì 2 aprilenotte, dopo aver devastato tombe, loculi e cappelle di famiglia. Nell’immagine si vedono quattro persone. Gli accertamenti della Squadra mobile sono stati indirizzati anche da una telefonata, ricevuta la sera della devastazione da un animatore della parrocchia: una telefonata con offese e bestemmie. Dall’altro capo del telefono c’erano dei ragazzini.



Se coloro che parlavano fossero o meno i vandali che hanno poi profanato le tombe dei defunti, questo sarà da vedere. Ma la circostanza ha una rilevanza investigativa, anche perché l’animatore che ha avuto questa comunicazione delirante è proprio colui che segue la classe 2007. E sempre la stessa età aveva un ragazzo che, circa due mesi fa, ha mandato messaggi a un frate del santuario, con bestemmie e frasi irrispettose. Da questi piccoli indizi sono partiti gli investigatori della Squadra mobile per capire, ad esempio, che chi ha agito conosceva benissimo quella zona.



Sapevano che dal parco Milcovich si può accedere al cimitero, ma che prima bisognava disattivare le telecamere istallate sul muro che ne delimita il perimetro. Per mettere fuori uso la prima telecamera hanno preso un fusto di birra del chiosco del parco e l’hanno scagliato contro l’occhio elettronico.

Ma chi può sapere dove siano stipati i fusti di birra, se non le persone che frequentano quel parco? La Scientifica ha preso le impronte digitali a tutti i dipendenti del bar, in modo da escludere le loroda quelle che sicuramente saranno rimaste sul fusto.

 

Altro elemento che indirizza l’indagine è la confidenza con cui i vandali si sono mossi da un ambiente all’altro, dal cimitero agli spazi della polisportiva Arcella. Una volta attraversato il campo di calcio hanno sfondato la porta degli spogliatoi e hanno usato i rubinetti per lavarsi come se fossero “di casa”. Da lì poi hanno scavalcato la recinzione degli impianti sportivi e sono usciti da via Varotari, dove la telecamera di un’abitazione privata li ha ripresi. E questo è il fotogramma che ora gira nelle mani di chi conduce le indagini.

Ciò che ha inasprito i rapporti tra un gruppetto di giovani del quartiere e il contesto parrocchiale che fa riferimento al Santuario dell’Arcella, è la chiusura della piastra del patronato. In quello spazio c’erano vari adolescenti che vi passavano i pomeriggi, ma le disposizioni anti Covid hanno imposto ai responsabili del centro di chiudere l’accesso al pubblico.

Questo ha determinato una frattura, in particolare con un gruppetto che già da qualche anno aveva smesso di prendere parte alle attività parrocchiali ma che comunque continuava a fruire gli spazi ricreativi. Da quando la piastra è stata chiusa sono iniziati i problemi. Inevitabile che ora, dopo quanto successo venerdì notte, si guardi a questo gruppetto.

Ma la polizia ha attivato accertamenti a tutto campo, non ultimi quelli sul dna rilevato nelle chiazze di sangue rimaste in cimitero, dovute al ferimento di uno dei vandali. Domenica mattina, alla messa delle 10, padre Simone Milani si è rivolto ai giovani con una sorta di appello al senso di responsabilità, senza parole di condanna ma lasciando una porta aperta per l’eventuale recupero. —



 

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