«Voleva diventare un manager e avere almeno tre bambini»

Si era trasferito dal Newton Pertini di Camposampiero al liceo di Castelfranco Un passato da nuotatore, tifoso milanista, giocava a calcio nell’Union Dese

piombino dese

Alessio voleva diventare un dirigente d’azienda e avere tre figli. Voleva portare Sofia, la sua fidanzata, a vedere lo straordinario mare di Albania. Voleva riuscire a fare qualche gol in più, come i campioni del Chelsea che seguiva da sempre. E, soprattutto, voleva rendere orgogliosi i suoi genitori.


«Papà, fidati, ti farò contento», aveva detto qualche giorno fa il 18enne al padre. Dopo qualche giro a vuoto a scuola, infatti, Alessio aveva trovato la strada giusta: «Si era trasferito dal Newton-Pertini di Camposampiero al Giorgione di Castelfranco, e da quel momento qualcosa in lui è cambiato», racconta papà Kramer. «Aveva solo qualche problema in latino: questa settimana era proprio dedicata allo studio della grammatica. Gli avevo proposto delle ripetizioni, ma lui voleva farcela da solo. “Vedrai papà, ce la farò”, mi aveva detto orgoglioso». «Era in quarta ma già pensava all’università», continua mamma Denada. «Era incerto se scegliere Venezia o Bologna. La facoltà? Economia. Sperava di riuscire, un giorno, a dirigere un’azienda».

Nei sogni di Alessio, però, c’era molto altro: «Lui, da figlio unico, mi ripeteva: “Mamma, guarda che io farò almeno tre bambini”». Certo, un sogno che forse era ancora ben lontano dal maturate. Intanto, però, un amore c’era: da un anno e mezzo aveva stretto un forte legame con Sofia, una ragazza di Asolo. Per non pesare sulle spalle dei genitori e per poterla vedere più liberamente aveva chiesto di avere una moto. «Quest’estate le avrebbe dovuto mostrare il mare di Valona, in Albania, dove io sono nato e cresciuto», racconta il padre di Alessio. «Mio figlio era fiero di essere nato in Italia, ma continuava a ripetermi di quanto sentisse comunque il legame con il mio Paese. E voleva condividere con Sofia quel mare, che lui diceva essere il più bello del mondo».

Alessio, tifoso milanista e con un passato da nuotatore, giocava da tre anni all’Union Dese, la società del paese, attualmente tra gli Juniores: «Sapeva di non essere fortissimo, anche perché aveva cominciato molto tardi, ma come in tutte le cose diceva che poteva migliorare, che ce l’avrebbe fatto», ricorda il papà. «Amava il calcio inglese, seguiva soprattutto il Chelsea, perché quello secondo lui era il vero calcio».

Kramer e Denada vogliono però ricordare ciò che davvero rendeva Alessio unico: «Era un ragazzo giusto. Gli dicevamo che per riuscire, nella vita, bisognava essere più furbi. Lui no, diceva che l’onestà e la bravura erano la vera chiava per il successo, umano e professionale. Alessio sarebbe diventato un grande uomo». —

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