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«I fondi del Recovery per rigenerare le Terme. Servono hotel più moderni e sostenibili»

Il sindaco di Abano Federico Barbierato traccia il quadro dell’innovazione necessaria per rilanciare il comparto alberghiero. «Siamo il più grande parco della salute in Europa, nel post Covid dobbiamo puntare su natura, benessere e prevenzione»

L’intervista

ABANO. «Sappiamo bene che il turismo è cambiato e noi staremo al passo con i tempi. Dobbiamo usare i fondi del Recovery Fund per un piano di rigenerazione delle strutture alberghiere che trasformi Abano e le Terme Euganee in un luogo della salute e dello stare bene. Un luogo che, per le sue caratteristiche, è unico in Europa».


La sfida, per il sindaco di Abano Federico Barbierato, è di quelle che fanno tremare le vene ai polsi: bisogna rinnovarsi altrimenti non resta che il declino. L’occasione sono i fondi del grande piano europeo, di cui il territorio termale reclama la sua parte.



Barbierato, secondo lei anche le Terme Euganee devono rientrare nel piano di rilancio post Covid?

«È quello che chiediamo puntando su tre temi centrali per i prossimi investimenti: rigenerazione, energia e ambiente. D’altronde già l’Inail ha individuato Abano per i suoi possibili investimenti sulla sistemazioni di strutture alberghiere».

Ma le grandi strutture saranno compatibili con il turismo del futuro che è sempre più parcellizzato e “fast”?

«I nostri alberghi hanno spazi che permettono di garantire una ripresa del turismo in piena sicurezza. E questo è già un vantaggio. Al contempo è vero che gli interventi di sistemazione costano di più. Sono strutture figlie degli anni ’60 ma alcuni albergatori hanno già fatto investimenti importanti e dobbiamo trovare elementi per premiare chi fa questi sforzi. Non dimentichiamoci che abbiamo l’economia termale più importante a livello europeo».

A chi si rivolge?

«Al governo, ovviamente. Ma anche alla Regione. Nel post Covid gli stabilimenti termali dovranno mantenere alta l’attenzione al tema della salute, soprattutto nell’accezione preventiva e dello “stare bene”. Bisogna superare i condizionamenti e i vincoli di una legge regionale come il Purt (piano di utilizzo della risorsa termale, ndr) che è vecchia ormai di quarant’anni».

Quali vincoli vanno cambiati?

«Penso alla possibilità di inserire all’interno delle strutture anche attività di ristorazione aperte al pubblico esterno, come avviene nelle grandi città europee. Ma anche all’utilizzo delle acque reflue ai fini energetici residenziali. Tutte limitazioni che ci arrivano dal Purt».

Gli albergatori però sono già stata fortemente colpiti da più di un anno di pandemia.

«È per questo che penso anche all’inserimento di fondi nella legge regionale sulla rigenerazione urbana perché sia finanziato il riutilizzo degli alberghi dismessi o, nel caso limite, alla loro demolizione».

E sui ristori?

«Finora è arrivato davvero troppo poco, di fronte a una media del 70-80% di calo del fatturato. Non basta a mantenere quel patrimonio storico di aziende familiari che costituiscono un “unicum” per questo territorio. Vanno date risorse mirate e poi va concesso il tempo di ripartire. Per questo serve un intervento anche sul fronte del credito».

Nelle ultime settimane non sono mancate le polemiche su Abano come località “per vecchi” o sulla svalutazione della località. Come risponde?

«Il nostro pubblico è eterogeneo. Non abbiamo solo over65, abbiamo famiglie, sportivi che fanno la loro preparazione atletica, e giovani che vengono qui a rilassarsi. E la qualità che offriamo ha un prezzo: credo che dobbiamo distinguerci per questo e valorizzare la nostra destinazione senza mai svalutarla».

Qualcuno ha anche proposto di candidare le Terme e i Colli Euganei come riserva della biosfera Unesco. Che ne pensa?

«Abbiamo tutte le caratteristiche giuste per averlo. Ma partirei da quello che si può fare subito. Facciamo funzionare il Parco Colli, per esempio, che è commissariato da tempo e andrebbe valorizzato per prendere decisioni forti e valorizzare l’identità di questi luoghi. Ricordo che è l’unico parco termale al mondo».

E dal punto di vista della promozione turistica come si dovrà agire?

«La faremo assieme ai privati. Perché il pubblico da solo non va da nessuna parte. In un’ottica di turismo smart, in cui assume importanza la mobilità lenta, lo slow food, la narrazione delle capacità e dell’importanza dell’acqua termale. Lo stesso progetto di recupero del parco Montirone va in questo senso. E abbiamo coinvolto anche l’Università di Padova per potenziare la letteratura scientifica sugli effetti benefici preventivi e riabilitativi delle acque termali e della fangoterapia. Un lavoro che andrà condiviso con tutti i medici di tutta Italia. Perché il tema della salute continuerà a restare centrale nel post-pandemia».

C’è il tema della mobilità perché una località turistica deve anche essere raggiungibile. In questo caso dal Recovery vi attendete anche il potenziamento delle infrastrutture?

«Pensiamo al tema della metropolitana di superficie da Monselice all’aeroporto di Tessera: un collegamento indispensabile che era parte dell’Sfmr e che va ripreso. In più penso che possano essere attivate anche azioni di potenziamento della nostra stazione Terme Euganee e l’incentivazione dei pacchetti vacanza da realizzare con Ferrovie».

Abano e il territorio termale restano però indissolubilmente legati al capoluogo. Come vi rapportate con Padova e i padovani?

«Il turismo di prossimità, anche per le restrizioni di questi mesi, ha un grandissimo peso oggi e continuerà a mantenerlo in futuro. È innegabile che molti padovani abbiano riscoperto anche le Terme e i Colli in questi mesi. Di certo, in attesa del ritorno degli stranieri, nei prossimi mesi saremo concentrati su un turismo più local». —

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