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Vaccini, scende in campo l’esercito. A Padova riapre l’ex ospedale militare

L'interno dell'ospedale militare

Medici e infermieri nella struttura di via San Giovanni di Verdara. Il colonnello Sergio Garofalo: «Diamo il nostro contributo»

PADOVA. Un nuovo centro vaccinale nell’ex ospedale militare di Padova, oggi dipartimento militare di Medicina legale. Con il via libera del generale Figliuolo e l’imprimatur del ministro della Difesa Guerini, sarà la capacità logistica dell’Esercito ad arrivare in supporto delle Usl nella prossima fase della campagna vaccinale, quella che scatterà da metà aprile quando è previsto un afflusso più consistente di sieri, con l’aggiunta di quello Johnson & Johnson, monodose e di più facile gestione. In città riaprirà dunque uno dei luoghi simbolo della presenza dei militari.

In più già da martedì saranno trasformati in punti vaccinali quei “drive-through” con il personale medico militare che oggi fanno tamponi: lo stadio Euganeo e Albignasego.

«La Difesa, con tutte le sue articolazioni, darà il suo contributo a questa importante campagna vaccinale – sottolinea il colonnello Sergio Garofalo, direttore del dipartimento militare di Medicina legale – Non ci vogliamo certo sostituire, ma siamo in supporto dell’Usl e in collaborazione con le autorità civili e sanitarie».

L’ex ospedale militare

La struttura di via San Giovanni di Verdara è ben conosciuta dal generale Figliuolo che proprio qui venne in visita nell’aprile di due anni fa, prima della pandemia. È uno dei punti di riferimento al Nord per tutta la logistica dell’esercito. Ora riaprirà anche ai padovani nell’ottica della lotta al virus: «Ci saranno diverse linee vaccinali che stiamo concordando con l’Usl», spiega il colonnello Garofalo.

"L’organizzazione è ancora tutta da affinare, anche per decidere quali categorie convocare: «Valuteremo questi aspetti con l’autorità sanitaria – spiega il dirigente militare – Le priorità sono ovviamente quelle indicate dal Ministero della Salute. Noi ci facciamo trovare sempre pronti, non solo per le capacità logistiche ma anche per la formazione del personale specializzato ad affrontare le emergenze».

Impegnati a tempo pieno ci saranno almeno 3 medici e una decina di infermieri. «La vocazione e la nostra esperienza ci permette, come uomini e donne della Difesa, di contribuite assieme a tutte le forze in campo a dare risposte concrete a questa emergenza sanitaria che ci vede impegnati da oltre un anno».

Trecentomila tamponi

L’esercito infatti è impegnato fin dall’inizio nella gestione della pandemia. Nel Padovano, infatti, i militari sono intervenuti subito a supporto della casa di riposo di Merlara, uno dei focolai della prima ondata. E poi i 16 “drive-through” per i tamponi: dal 23 ottobre a oggi sono stati più di 300 mila quelli effettuati. L’operazione “Igea” si è chiusa ieri. Ora tocca alle vaccinazioni con l’operazione “Minerva” che consentirà di immunizzare tutto il personale delle forze armate: in Veneto è già stato vaccinato circa l’80% dei militari.

«Ringraziamo la Regione, il governatore Zaia e l’assessore Lanzarin che ci hanno fornito le dosi. Ora ci mettiamo a disposizione di tutti i cittadini», prosegue il colonnello Garofalo. Perché si entra nella fase strategica di questa campagna: «È una conversione voluta fortemente dal ministro per dare una spinta al processo di vaccinazione – conclude – A metà aprile arriverà un maggior numero di vaccini e richiederà un impegno maggiore di personale medico e infermieristico in tutto il territorio regionale. Siamo un valido serbatoio di risorse tecniche, scientifiche e sanitarie a servizio dei cittadinani». —

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