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Grande raccordo anulare di Padova, c’è il progetto: ecco cosa prevede

L’ipotesi di partenza del Grande raccordo anulare, poi più volte modificata

In Regione la versione finale, ma i nodi non sono risolti. La presidente Serato si dimette: «Il mio lavoro è concluso»

PADOVA. Dalla prima ipotesi al traguardo di un progetto compiuto sono passati più di vent’anni e ora è lecito chiedersi se Padova e la sua cintura urbana abbiano ancora bisogno di un Grande raccordo anulare. Sarà la Regione a stabilirlo, ora che ha sul tavolo una proposta. Gliel’ha consegnata lunedì scorso la presidente del Gra spa Luisa Serato che giovedì si è dimessa dall’incarico con effetto immediato, considerando conclusa - dopo sette anni tutt’altro che facili - la sua missione. Si apre così un nuovo capitolo nel libro di questa grande opera incompiuta.

C’era Vittorio Casarin alla presidenza della Provincia quando si è iniziato a parlare di Grande raccordo anulare di Padova. Era il 2000 anche se poi l’iter è partito quattro anni dopo. La prima idea era quella di realizzare un anello intorno al sistema di tangenziali per alleggerire le aree urbane dal traffico di attraversamento e per favorire l’accesso alle autostrade. Tra una protesta e l’altra, mettere d’accordo tutti si è subito rivelata un’impresa ai limiti dell’impossibile.


Luisa Serato, leghista, già presidente del consiglio provinciale, oggi ammette che il progetto consegnato lunedì scorso alla Regione «è ripulito da ogni ipotesi che non piaceva al territorio», ma contempla «un ventaglio di possibilità in tutti i punti critici». Come dire che i grandi nodi non sono stati sciolti, ma sono ora in capo alla Regione che dovrà decidere quali ipotesi adottare.

Quello che è successo nel corso del suo mandato, lo racconta direttamente la presidente uscente: «Quando nel 2014 ho ricevuto l’incarico, il progetto era moribondo. Ho avviato un giro esplorativo per capire se c’era ancora la volontà di realizzare l’opera. Con i sindaci c’è sempre stato dialogo in questi anni. Giordani, per dire, mi chiamava ogni mese".

"Ma con lo stralcio della camionabile (il collegamento fra tangenziale est di Padova e Romea, ndr) il progetto doveva essere radicalmente modificato, per cui serviva una richiesta della Regione». Che è arrivata soltanto l’estate scorsa, dopo l’ennesimo stallo, in quel caso determinato dalla pandemia. «Senza quella richiesta, ogni variante avrebbe determinato l’avvio di una nuova procedura, da zero», precisa Serato. «Invece la Regione ha riconosciuto il carattere strategico dell’opera, pur essendo un project review, e i tecnici si sono rimessi al lavoro».

Nell’ultima versione sono state considerate le cinque richieste del territorio: la cancellazione del tratto del Terraglione (la bretella da Limena a Cadoneghe) e della camionabile (fra la tangenziale est e la Romea, sbucando tra Mira e Marghera); la risistemazione e il completamento dell’anello ovest (13 chilometri dalla curva Boston a Rubano, dove sorgerebbe anche un nuovo casello autostradale); la riqualificazione dei tratti della tangenziale esistenti e, come opera di compensazione, lo scavo di circa 10 km del canale scolmatore che attraversa la Riviera del Brenta, a completamento del percorso che va da Saonara a Mira passando per Vigonovo, Stra e Dolo.

«Non so se il progetto andrà avanti», ammette Serato, «sia perché se ci fosse stata la volontà si sarebbe già fatto, sia perché qualche altro adeguamento sarà necessario, visto che nel frattempo gli scenari si sono evoluti. A me dispiacerebbe se non si facesse, ma il mio lavoro è finito e non posso essere d’intralcio alle scelte che verranno». —
 

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