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Lascito di 30 mila euro. Don Marino smaschera la truffa del “bancario” ad Albignasego

Don Marino Ruggero, ex parroco di San Lorenzo di Albignasego

L’ex parroco di San Lorenzo avrebbe dovuto ereditare a condizione di versare un anticipo pari a 2.400 euro

ALBIGNASEGO. «Buongiorno padre, c’è un lascito di 30 mila euro per lei». Sono più o meno queste le parole che, ormai due anni fa, si è sentito dire al telefono don Marino Ruggero, ex parroco di San Lorenzo. Il religioso è stato protagonista di una tentata truffa, a pochi mesi dalle sue tormentate dimissioni dalla parrocchia padovana.

Il lascito ereditario


Nel luglio 2019 don Marino è ancora parroco ad Albignasego. Nei primi giorni del mese viene raggiunto da una chiamata al telefono: dall’altra parte della cornetta c’è una persona che si presenta come il direttore di una filiale della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, quella di Largo Europa a Padova. Il bancario annuncia al sacerdote che un defunto della sua parrocchia – Elio Z., 77enne morto proprio in quei giorni – ha lasciato una parte di eredità proprio al parroco, don Marino. Il lascito ereditario è di 30 mila euro.

Il bonifico

C’è però un passaggio da fare prima di poter ottenere la somma. Occorre infatti versare l’8% della somma totale, che nel caso specifico corrisponde a 2.400 euro. Il sedicente direttore di banca segnala il bonifico in cui versare la cifra. Per convincere il prete, il truffatore fa una nuova chiamata al don: questa volta si finge un notaio, indicando il nome di un professionista che effettivamente opera ad Albignasego. Il finto notaio rassicura il sacerdote: l’operazione è regolare.

La denuncia

Don Marino non cade tuttavia nel tranello e si rivolge ai carabinieri di Albignasego. La Procura di Padova (pm Marco Brusegan) avvia l’indagine e il truffatore viene identificato: si tratta del ferrarese C.P., che alle spalle ha già una sfilza di denunce per episodi simili.

Nel corso degli accertamenti non mancano gli ostacoli, su tutti l’impossibilità di parlare con don Marino: il prete è infatti in Perù per un momento di pausa concomitante con il suo processo canonico per «comportamenti non consoni allo stato clericale, inerenti agli impegni derivanti dall’obbligo del celibato per i preti». Il processo, chiuso, ha confermato il sacerdozio per il parroco. —




 

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