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L’idrovia Padova-Venezia inserita nel Recovery Fund

Servono 500 milioni di euro, l’ok grazie alla mozione del forzista Roberto Caon. «Quest’opera consentirà di realizzare una svolta green nella logistica veneta»

PADOVA. L’idrovia Padova-Venezia è stata inserita nel piano nazionale di ripresa e resilienza. In poche parole, è dentro il Recovery Fund. Nella tarda serata di mercoledì è infatti arrivato il via libera della Camera dei Deputati, con la soddisfazione di essere stata l’unica opera esplicitamente menzionata dalla risoluzione votata, che ha poi di fatto ratificato la relazione approvata dalla commissione Bilancio dopo la mozione Caon.

Risultato epocale «È un risultato epocale. Si tratta di un punto d’arrivo dopo un lavoro durato mesi e che è stato reso possibile grazie a un tandem tra lavoro parlamentare e importanti prese di posizione sul territorio» sottolinea Roberto Caon, il deputato di Forza Italia che è l’ autore della mozione presentata il 28 luglio 2020 che ha poi determinato il risultato alla Camera. Il documento strada facendo ha convinto tanti altri compagni di viaggio, tanto che alla fine l’hanno sottoscritto oltre una sessantina di parlamentari.

Il deputato Roberto Caon


Bacino di laminazione Servono circa 500 milioni di euro per completare il canale scolmatore e navigabile, già costruito nella sua parte iniziale e finale (circa il 60% dell’opera), e che si snoda dall’Interporto di Padova fino alla laguna di Venezia. Permetterebbe di divergere una parte delle acque del fiume Brenta verso la laguna in caso di piena. Fungerebbe sostanzialmente da bacino di laminazione ed eviterebbe esondazioni e allagamenti di Brenta e Bacchiglione. Negli ultimi anni il progetto sull’idrovia sembrava essere destinata a finire nel dimenticatoio, e rimanere quindi solo argomento di dibattito tra esperti a favore e contrari. Ora il via libera dell’assemblea di Montecitorio sembra destinato a cambiare tutto, anche se attorno al progetto c’è ancora un certo scetticismo.


I dubbi sulla logistica Resta un’opera immaginata negli anni ’70, e i dubbi che possa ancora servire anche per la navigazione del trasporto merci rimangono soprattutto tra i vertici di Interporto e alcuni amministratori locali, i quali ritengono ormai economicamente insostenibile quella parte di progetto. «Approvando la relazione della commissione bilancio la Camera esprime una parola definitiva, impegnando il governo a usare le risorse del Recovery anche per l’idrovia – riprende il forzista Caon – E dopo il voto unanime alla mozione di luglio, si tratta di un altro passaggio che certifica come il completamento di questa importante opera non sia una mera ipotesi, ma una realtà che si potrà concretizzare nel giro di poco tempo». «L’idrovia Padova-Venezia – conclude – non è un semplice collegamento via acqua, ma consentirà una svolta green nella logistica veneta, oltre a mitigare gli effetti che i cambiamenti climatici hanno portato nel nostro territorio. Lo vediamo ogni anno, con alluvioni e temporali di fortissimo impatto. Facendo da bacino scolmatore, metterà in sicurezza definitivamente, dal punto di vista idrico, i bacini del Bacchiglione e del Brenta, con effetti su due capoluoghi come Padova e Vicenza, oltre che sulla terraferma veneziana». —


 

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