Convocato per Pasqua e “sconvocato” il primo aprile

Ho qui davanti la lettera, elegante e complessa, in 6 pagine a colori, dell’Ulss 6, con la quale vengo convocato a vaccinarmi il giorno 04 aprile alle 10.18, al padiglione 6 della Fiera di Padova. M’impressiona l’esattezza dell’ora: 10.18. Alle 10.15 è troppo presto, alle 10.20 è troppo tardi. Questa si chiama efficienza della burocrazia. Quel giorno è Pasqua. Avevo altri programmi. Ma li disdico tutti, mi tengo libero: la vaccinazione è importante, mi protegge la vita, se la Sanità fa lo sforzo di tenere un vaccino per me e mi aspetta nel padiglione, io potrò pure fare lo sforzo, molto minore, di andar là e offrire il braccio. Dunque mi tengo pronto. Mi chiedo perché mai non m’hanno informato per telefono o per email o per sms, che è più rapido, più semplice e meno costoso. Mi rispondo che però per lettera è più ufficiale. È venuto un postino apposito, ha suonato il campanello e ha detto: “Lettera dei vaccini!”, l’ha lasciata sopra la cassetta postale (non dentro) e se n’è andato. Passa un giorno, e su questo giornale leggo un titolone che riempie tutta la prima pagina: le vaccinazioni non si fanno più. Perché? Perché per fare le vaccinazioni occorrono i vaccini, e i vaccini non ci sono. Resto allibito. Ma come! Quando m’hanno convocato per vaccinarmi non sapevano che ci vogliono i vaccini? Li avevano? Li hanno persi di notte? E adesso, come faranno con me e con tutti quelli che hanno convocato? La strabiliante risposta è che provvederanno a “sconvocare” tutti. È la prima volta che m’imbatto nel verbo “sconvocare”. Mai sentito prima. L’hanno inventato loro. Evidentemente, quando ci hanno convocati si sono inventati l’esistenza dei vaccini, che in realtà non avevano, e adesso prendono atto della realtà. Ignoro come si faccia, tecnicamente, a “sconvocare”. Suppongo che si proceda come quando si è fatta la convocazione: nuova lettera a colori, solito postino, che suona e la lascia in ingresso. Voglio vedere però cosa ci scrivono dentro. Evidentemente questi funzionari della Sanità trattano noi, che siamo i loro clienti, come “anime morte”, a disposizione. Anche nel giorno di Pasqua. Noi non abbiamo diritto di impostare le nostre giornate come vogliamo, neanche il giorno di Pasqua. Se arriva una convocazione dell’Usl, dobbiamo correre. E se poi arriva la sconvocazione, corriamo indietro. E se poi arriva la riconvocazione, ricorriamo in avanti. Il loro compito è convocare-sconvocare, il nostro compito è correre.

Per la sconvocazione, aspetto una letterona di molte pagine a colori. Voglio vedere come spiegano il fatto che i vaccini non ci sono più. C’erano e li han persi? Oppure non ci sono mai stati? Come se la cavano, cosa dicono? Probabilmente non diranno niente. La sconvocazione sarà semplicemente questa: negheranno che esista la convocazione. Da parte loro, mai inviata. Eppure ce l’ho qui e la sto guardando. Ma oggi è il 1° aprile. —


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