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Monselice, l’ex Cava Solana diventa una discarica: «Progetto da fermare»

Veduta dell’area: al centro il disboscamento già effettuato

Il consigliere Miazzi chiede l’annullamento del permesso:  «Va contro le regole del Piano ambientale del Parco Colli» 

MONSELICE. Il Monte Ricco è stato uno dei colli più sfruttati dal punto di vista estrattivo, come testimoniano le sue numerose cave dismesse. Il Progetto Tematico Cave del 2001, approvato con delibera della Regione e redatto dal Parco Colli sul Piano ambientale, ha disposto per ogni sito dismesso alcune specifiche di conservazione. Non è sfuggito a Francesco Miazzi, consigliere di Ambiente e Società, il progetto che prende il nome rassicurante di “ricomposizione ambientale”, autorizzato dall’Ente e dal Comune per l’ex Cava Solana, che sorge alle pendici del Monte Ricco a pochi chilometri dal Lago della Costa, sito Unesco. Il progetto in questione prevede di far diventare la cava una “discarica privata” a servizio della ditta Veronese Impianti di Este. 166.000 metri cubi di materiale di scavo saranno depositati in 12 anni da 7mila autotreni provenienti da tutto il Veneto.

L’ambientalista Francesco Miazzi lo scorso 24 marzo ha chiesto un’istanza di annullamento in via di autotutela del progetto, con una missiva indirizzata a Parco, Comune, Regione e Soprintendenza. Secondo il consigliere il progetto autorizzato non è compatibile, almeno per tre ragioni, con le prescrizioni riportate nel Progetto Tematico Cave: «La categoria d’intervento “conservazione attiva” non prevede alcun riporto né asportazione di materiale», spiega l’ambientalista. «In secondo luogo la durata delle lavorazioni e quindi di un cantiere aperto stimata in 12 anni non può essere compatibile con la conservazione e il potenziamento della biocenosi (la comunità delle specie di un ecosistema che vive in un determinato ambiente, ndr), anzi ne rappresenta un forte elemento di disturbo. Terzo: la piantumazione dell’uliveto non dimostra alcun valore o interesse con la finalità didattico-naturalistica».


Per Miazzi appare inspiegabile che il Parco non abbia tenuto conto di quanto riportato nel Progetto cava Solana che, oltre a non prevedere l’apporto di materiale, sprona il potenziamento della flora e fauna e di percorsi didattici tematici. «La valutazione di “incidenza ambientale” sembra non tenere conto degli effetti del traffico indotto», conclude Miazzi che richiede un’azione urgente «a fronte del disboscamento che sta trasformando in deserto un’area che la natura aveva riempito di verde».

Immediata la replica del Comune: «Dal punto di vista tecnico abbiamo dato il parere dopo aver ricevuto l’istruttoria dal Parco», spiega l’assessore Stefano Peraro. «Il Piano ambientale non è del Comune, il progetto cave e gli aspetti paesaggistici riguardano l’Ente che gestisce il territorio protetto».

«Il progetto è stato autorizzato con non poche censure», replicano dal Parco Colli, «e riguarda principalmente l’area dell’ingresso e del piazzale, esterna all’ambito specifico del fronte di cava. Le ulteriori estensioni richieste sono state stralciate e demandate ad una successiva autorizzazione».

Le immagini però mostrano delle movimentazioni che vanno a ridosso della cava e nella risposta dell’Ente si parla solo del divieto di asporto di massi e non del divieto di “apporto” materiali, come invece viene sottolineato dal Progetto cave: infatti non vi è alcuna menzione riguardo ai 166. 000 mc di terreno di scavo che arriveranno. —


 

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