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Rianimazione, a Padova un intubato di soli 30 anni. In corsia clima preoccupato

Il direttore generale dell'Azienda ospedaliera: «Mai così bassa l’età media dei pazienti». Nell’ultima settimana è scesa a 65 anni. Quattro bimbi ricoverati

PADOVA. Nelle Terapie intensive dell’Azienda Ospedale Università di Padova non si è mai registrata un’età media bassa come in questa fase della pandemia da Covid 19: questa settimana si è arrivati a una media di 65 anni, con il ricoverato più giovane - intubato - che ha appena 30 anni. Grandi anziani vaccinati e quindi protetti da una parte, e variante inglese dall’altra, sembrano essere gli elementi chiave per spiegare il dato sull’età. Intanto nell’ultima settimana sono stati ricoverati in Clinica pediatrica altri due minori, portando così a quattro il numero di pazienti pediatrici Covid positivi.

Ormai da diverse settimane siamo sopra i 9 mila contagi - oggi sono 9.352 - e non si riesce a scendere» rileva il direttore generale Giuseppe Dal Ben, «ed è un numero molto alto che ci dice quanto ancora il virus sia presente e colpisca. Di fatto abbiamo una terza ondata della pandemia che si è accodata a una seconda in realtà mai esaurita». Il clima resta da mare in tempesta, insomma e la preoccupazione in corsia è alta.


Si mantiene costante il flusso di pazienti con sintomi da Covid 19 che arrivano nei Pronto soccorso padovani: tra quello centrale di via Giustiniani, quello dell’ospedale Sant’Antonio e il Pronto soccorso pediatrico, la media è di circa 40 accessi giornalieri: «Abbiamo avuto una punta di 55» rileva Dal Ben, «il 28 marzo che è stato anche il giorno in cui si sono registrati più ricoveri da Pronto soccorso, ovvero 16, rispetto a una media di 10 degli altri giorni. Gli accessi di pazienti gravi restano comunque numerosi, la percentuale che finisce in ricovero oscilla sempre tra 30 e il 40%, mentre per il Pronto soccorso pediatrico è al 10%».

Rispetto a una settimana fa c’è solo un ricovero in più, da 188 sono infatti 189, tenuto conto ovviamente di ingressi e dimissioni. «In area medica» sottolinea Dal Ben, «abbiamo avuto oscillazioni tra i 90 e i 102 pazienti negli ultimi sette giorni, con l’ultimo dato assestato a 97. Crescono ancora le Terapie intensive, passate da 41 pazienti a 45 - con un picco di 46 il 25 marzo - e le Subintensive da 39 a 47».

Il dato che desta particolare preoccupazione è l’età media dei pazienti che vengono ricoverati in Terapia intensiva: «In effetti non è mai stata così bassa» conferma il direttore generale, «ora siamo a 65 anni, la scorsa settimana eravamo a 66,7. Grazie alla campagna di vaccinazione non abbiamo più i grandi anziani come nelle precedenti ondate, e sono aumentati moltissimo i sessantenni». Attualmente il paziente più giovane in Rianimazione Covid ha 30 anni. «Questi sono dati che ci dicono come i vaccini funzionino» rileva Dal Ben, «e poi vediamo sicuramente l’effetto delle varianti, l’inglese soprattutto ormai dilagante, che sappiamo essere più severa e diffusiva anche nei giovani».

In questi giorni la percentuale di tamponi che danno esito positivo al Sar-Cov2 è al 7%: «Una percentuale alta, seppur in linea con quella nazionale» commenta Dal Ben, «e l’unica speranza che abbiamo è che man mano che si procede con i vaccini possa diminuire».

Sin dai primi passi dentro la pandemia l’Azienda ospedaliera universitaria ha mostrato rande flessibilità e capacità di adattamento alle esigenze imposte dal Covid: ora però, come del resto già accaduto in passato, la pressione nei reparti impone infatti una forte riduzione sia nell’attività chirurgica programmata, sia nell’attività ambulatoriale, fatte salve tutte le urgenze e le prestazioni in ambito oncologico e area materno-infantile, malattie rare e trapianti. «Dobbiamo mantenere alta la guardia» l’invito di dal Ben, «i vaccini da soli ancora non bastano, è necessario che tutti facciamo la nostra parte per limitare il rischio di contagi». Un appello tanto più accorato in vista dei prossimi giorni di festa. —
 

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