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«No alla quarta linea dell’inceneritore Hesta». Le osservazioni di reti e comitati padovani

Oggi la scadenza dei termini per la presentazione in Regione. I residenti mobilitati. Diciotto pagine dai medici dell’Isde

PADOVA. L’inquinamento dell’aria e del Piovego, i Pfas che non si distruggono, le ricadute sulla salute, il traffico, i rumori, gli studi carenti e quelli non fatti, l’assenza di un piano regionale e di ipotesi alternative per il trattamento dei rifiuti, i vizi di forma e di procedura.

Il progetto di costruzione di una quarta linea dell’inceneritore di San Lazzaro - in sostituzione delle due più vecchie - dovrà attraversare un campo minato pieno zeppo di osservazioni per arrivare al traguardo. E le prime decine sono già state presentate alla Regione, in anticipo rispetto alla scadenza fissata per oggi. Associazioni, comitati, reti, Medici per l’ambiente, hanno già inviato l’elenco delle loro contestazioni. Oggi a Venezia arriveranno anche le osservazioni dei Comuni, quello di Padova e anche alcuni di quelli della cintura.

Stanga e San Lazzaro sono tra i quartieri più vicini all’impianto di Hestambiente. E sono stati fra i primi a inviare osservazioni in Regione. Sostengono che la quarta linea non serve, sia perché Padova tende verso una progressiva riduzione dei rifiuti, sia perché questa è la strada indicata dalla normativa europea. Contestano l’ipotesi di bruciare Pfas (non c’è prova che si distruggano nei forni) e sollevano il tema del conflitto di interessi dentro la galassia Hera, con AcegasApsAmga che gestisce il ciclo di raccolta e Hestambiente che brucia. Il teleriscaldamento offerto dall’impianto viene respinto perché non si può «barattare la salute con l’acqua calda».

La Società della Cura cala quattro osservazioni pesanti e argomentate. Oltre a evidenziare i dubbi sui Pfas, denuncia le carenze del capitolo sule emissioni in atmosfera: «Sono dati copincollati», si legge. «È come se le emissioni fossero stabili», con le tre linee attuali, con le quattro provvisorie e con le due di fine percorso. «Perciò lo studio è fuorviante». Anche sul Pm10 la posizione è netta: «Bisogna evitare ogni decisione che comporti un aumento di inquinanti che sono già oltre i limiti di legge». La quarta osservazione chiede di indagare a fondo sulle concentrazioni di Pfos nel Piovego.

Si compone di diciotto pagine e dieci capitoli - alcuni contenenti più temi - il fascicolo di osservazioni inviato in Regione dall’Isde - Medici per l’Ambiente. Parte dalla constatazione che il piano regionale sui rifiuti è scaduto e che non erano comunque previsti ampliamenti di impianti né nuovi inceneritori. Prosegue evidenziando la mancanza di coerenza tra il potenziamento previsto da Hestambiente con la normativa comunitaria così come il mancato rispetto del principio di prossimità per cui «gli impianti devono trattare i rifiuti prodotti nei luoghi prossimi, cioè in ambiti ottimali».

Denuncia, inoltre, la carenza di ipotesi alternative alla costruzione di una nuova linea. Lungo e articolato il capitolo sull’inquinamento: «Non c’è una soglia sotto la quale gli inquinanti non hanno effetti», fa notare l’Isde. Concentrandosi in particolare sulle emissioni di diossina, in dose massima per 200 mila persone, e sul previsto aumento di inquinamento, fra il 40 e il 50% con la nuova linea. Inoltre ci sono le emissioni di Co2, 40 mila tonnellate in più, contro tutte le norme che prevedono un taglio dei gas climalteranti. Anche l’Isde chiede di valutare con attenzione l’impatto sul Piovego e di svolgere uno studio epidemiologico più preciso, perché quello fatto è «carente» sotto tanti punti di vista.

Uniti nel comitato “No quarta linea”, i residenti della Stanga, di Camin, di San Gregorio e di Forcellini hanno prodotto undici pagine di osservazioni per molti aspetti concordanti con quelle dell’Isde. Con la quarta linea e il ritorno dell’impianto alla sua massima potenzialità (245 mila tonnellate annue di rifiuti bruciati) Padova - segnalano i comitati - diventerebbe un hub regionale dell’incenerimento, mentre l’obiettivo deve essere quello di migliorare la differenziata e ridurre i rifiuti da bruciare. Tra l’altro, si legge fra le osservazioni, «bruciare rifiuti pericolosi di competenza statale provoca un danno sia a Padova che al Veneto».

Un’osservazione in più è riservata all’impatto del traffico pesante sulla viabilità e dal punto di vista dell’inquinamento, inevitabile con 40-80 mila tonnellate in più da bruciare. «Manca uno studio di impatto sulla salute della popolazione», è scritto in un’altra osservazione, «e non si citano gli aborti spontanei emersi da uno studio epidemiologico svolto in Emilia Romagna su popolazioni residenti nei pressi degli inceneritori». Infine un paio di osservazioni formali legate all’esclusione degli enti locali dai procedimenti di Via e di Aia e all’assenza del Comune di Padova dalla commissione Via. —
 

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