Commercianti giovedì in piazza «Protestiamo per non morire»

Manifestazione dell’Acc che consegnerà al prefetto un appello al governo Draghi Pellizzari: «I ristori arrivati finora sono briciole, alcuni negozi non riapriranno più»

L’hanno chiamata “Manifestazione per non morire” perché, a questo punto della pandemia, hanno davvero paura di non farcela. I commercianti di Acc (Associazione commercianti del centro) giovedì alle 12.30 si ritroveranno in piazza dei Signori per denunciare la fatica di sopravvivere. Alla fine della protesta una delegazione di manifestanti si recherà dal prefetto Renato Franceschelli per consegnare il manifesto della crisi affinché arrivi alla presidenza del Consiglio.

il rischio di non riaprire


«La situazione è spaventosa – riferisce Massimiliano Pellizzari, presidente Acc – Non possiamo più sopportarla. Ogni giorno si aggiungono commercianti che considerano la possibilità di non riaprire più. Si tratta di negozi che non hanno pagato fornitori e per loro non arriverà la merce nuova. Siamo stremati, ma cominciano ad arrivare notizie di decreti ingiuntivi pronti a partire: ci sono commercianti che non pagano l’affitto da mesi perché non hanno le risorse. Cosa dobbiamo fare? Con i ristori non è arrivata la liquidità che ci aspettavamo: i contributi governativi si attestano sul 5% delle perdite effettive, dunque inefficaci anche rispetto ai costi di gestione, figurarsi rispetto agli affitti o alle forniture». Piazza dei Signori non è stata scelta a caso. Proprio qui ci sono attività che non pagano l’affitto dallo scorso luglio, un ritardo che sta creando un vero e proprio corto circuito.

ristori e non briciole

Tre le principali richieste che la delegazione porterà al prefetto: il rischio chiusure, i ristori che sono vere e proprie briciole, e gli affitti, una bomba che esploderà fra qualche mese. «Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrano il contagio Covid avvenga dentro i negozi – scandisce Pellizzari – Le serrate si concentrano sempre su ristorazione, moda, calzature e tutto il comparto commerciale è in grave sofferenza. Bisogna capire che acquistare una nuova collezione significa esporsi per 50-100 mila euro: si lavora e si investe per il futuro. Ma adesso i fornitori non hanno più pazienza: prima paghi, poi ricevi la merce. La settimana di Pasqua poteva essere l’ultima speranza, non per metter via i soldi delle vacanze, ma per pagare le spese. La verità è che non c’è più gettito fiscale, dunque le scadenze non verranno onorate». Acc porta come caso esemplare: un bar che ha fatturato 100 mila euro nel 2019, la metà (50 mila euro nel 2020) ed ha ricevuto un ristoro di poco più di 2 mila euro al mese.

elvira scigliano

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