«Perdo 23 mila euro al mese e ne avrò 5 mila Mi sento come Caronte la sponda si allontana»

Elena Bernardi, al timone de “Ai Navigli”, ha puntato tutto sul delivery «Ci siamo specializzati: lasagnetta di scampi e astice in bella vista» 

L’intervista / 2

Elena Bernardi, titolare del ristorante Ai Navigli, affronta la seconda Pasqua in rosso, senza ristori e con tante preoccupazioni.


Si investe sul delivery?

«Non c’è alternativa. Proprio come abbiamo fatto l’anno scorso. Per Pasqua proporremo ovetto dorato croccante, morbido dentro e con una sorpresa, sformato di asparagi, spuma di salmone e robiola e chips di carote; lasagnetta di scampi e cipolle dorate; astice in bella vista con panzanella primaverile e dolcetto. Tutto a 50 euro. È passato un anno, ci siamo migliorati per migliorare l’esperienza del cliente: riceveranno i piatti in scatoline nere, eleganti e funzionali – perché possono andare in forno per terminare le preparazioni – che potranno essere usate anche per mangiare a tavola. Per noi è stato un anno di sperimentazioni: ogni fine settimana abbiamo accostato sapori insoliti, dalle sarde fritte con il crudo alla cotoletta con gli scampi, fino alla degustazione di ostriche con tartare di tonno e guacamole. Stiamo facendo ricerca insieme ad una parte di clientela molto affezionata che vuole darci una mano e ci è vicina».

Umanamente sono sentimenti importanti, ma economicamente quanto vale il delivery per il vostro ristorante?

«Forse un 5%. Dunque con perdite dell’83-84%. Mi sento come Caronte, devo andare da una parte all’altra del fiume, ma la riva opposta non si riesce a raggiungere perché si sposta sempre più in là. Per fortuna con la cassa integrazione non abbiamo la responsabilità dei dipendenti, manteniamo solo il cuoco. Già accendere fuochi e riscaldamento è una spesa importante».

E gli aiuti?

«Lasciamo stare. Non ci paghi neanche le tasse. Ci aspettavamo molto di più da Draghi. Si è riempito la bocca dicendo che ci avrebbe dato il 50% delle perdite, invece perdo 23 mila euro al mese e me ne darà al massimo 5 mila per tutto il 2020. L’anno scorso ho deciso di non pagare la spazzatura, piuttosto ho pagato l’affitto per non trovarmi morosa. Con il Comune sono arrabbiatissima: ci hanno messo in capo quello che non abbiamo consumato e sì che siamo già piegati: è insopportabile. Stesso discorso per le insegne. So che non è colpa di nessuno, ma vedendo come sono sperperate alcune risorse, mi indigno perché noi diamo lavoro e dietro di noi ci sono una filiera e tante famiglie».

Il futuro come lo vedete?

«Dopo un Natale e due feste pasquali in rosso siamo davvero provati. Dopo un anno è in dubbio il futuro».

Eppure non ci si arrende. «Quello mai. Crediamo nel nostro lavoro e non ci arrendiamo. Anzi. Abbiamo comprato le poltroncine nuove per la sala. Dovevano portarle a Natale, poi la ditta ha avuto dei ritardi e un mese fa ci hanno chiamato per consegnarcele. Poi abbiamo fatto qualche lavoretto di ristrutturazione, abbiamo ridato il colore e creato un box accoglienza. L’imprenditore investe sempre e pensa positivo. Ai miei dico sempre: “Dai che torniamo a lavorare”». —



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