Il bilancio è in rosso, chiude una sede della Rsa “Città Murata”

La sede di via Berga della Rsa

Trasferiti i pazienti di via Berga, i sindacati si mobilitano. Il presidente: «Con costi di gestione ridotti nessun taglio»

MONTAGNANA. Preoccupazione e allarme per il futuro dei lavoratori della casa di riposo “Città Murata” di Montagnana dopo il confronto tra i sindacati e la direzione. La riunione di inizio marzo ha evidenziato alcuni aspetti critici che hanno messo in allerta i rappresentanti Cisl: pesanti perdite nel bilancio e una necessaria riorganizzazione di tutti i servizi offerti. La questione è venuta alla luce a fronte della chiusura delle stanze per i pazienti autosufficienti di via Berga, con il conseguente trasferimento degli ospiti presso la struttura di via Ospedale.

Futuro incerto


«Il futuro dei lavoratori è alquanto complesso: infatti i problemi di bilancio portano ad una volontà di riorganizzare e si intravede il pericolo di tagli a discapito dei lavoratori, i primi ad essere in campo in questi mesi difficilissimi e i primi a pagare con riduzioni di orario o con lo stesso contratto», spiega Franco Maisto della Cisl Funzione pubblica. Dopo il primo incontro, i sindacati hanno chiesto di avere un piano dettagliato dell’impatto sia economico che organizzativo sul personale attualmente in servizio.

«Troviamo scorretto che siamo stati convocati solo dopo la presentazione del bilancio e non preventivamente, come auspica la correttezza tra le parti», afferma Carlo Cogo, pure lui della Cisl Fp. «Questo ha creato un forte disappunto tra i lavoratori. Inoltre dovevano essere già da tempo espletati concorsi per infermieri e oss come in altre strutture».

Secondo i sindacati quindi il processo di riorganizzazione potrebbe andare a scaricare sui lavoratori un problema di costi, traducendosi in esuberi.

«Ci sono tre gruppi di lavoratori: dipendenti diretti dell’Ente e altri due gruppi in gestione a cooperative sociali e agenzie interinali. La maggior parte della forza lavoro è rappresentata da operatrici socio assistenziali che da anni vivono il precariato come una spada di Damocle», continua Maistro, «non comprendiamo la scelta di non stabilizzare le lavoratrici e vogliamo ribadire il nostro basta all’utilizzo indiscriminato di manodopera fragile che non depone certo a favore di una equipe di lavoro per l’assistenza socio-sanitaria».

Rassicurazioni

Una rassicurazione immediata arriva dal presidente della Rsa, Lamberto Padovan: «Il problema non esiste: c’è stata la necessità del trasferimento perché gli ospiti autosufficienti sono diminuiti e utilizzando una sede invece di due riusciamo a ridurrei i costi di gestione che risolveranno i problemi di bilancio. Il personale che operava in via Berga resterà in servizio e non saranno fatti tagli ma solo trasferimenti nella nuova sede».

Nessun rischio quindi secondo la casa di riposo: «Anzi, grazie ai fondi di rotazione della Regione potremo completare la ristrutturazione dell’ex ospedale che aumenterà l’offerta di posti letto. Siamo impegnati nei passaggi graduali per dare una risposta in circa due anni alle esigenze della popolazione e per aumentare la forza lavoro». —

Giada Zandonà

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