«Dopo il lockdown sarà il tracollo» Appello Ascom: siamo allo stremo

In un anno chiuse 40 imprese commerciali tra Abano e Montegrotto: «Senza turisti siamo morti» 

Federico Franchin / ABANO

Ultimo stop sopportabile, poi sarà il tracollo. L’avvio da oggi della zona rossa è un colpo durissimo per le attività commerciali di Abano e Montegrotto. Un comparto che nel 2020 ha visto la chiusura di 40 negozi nei due comuni. E altrettanti rischiano di abbassare le serrande nelle prossime settimane se non dovesse arrivare l’atteso cambio di passo. «Gli effetti dell’ennesimo stop sono già devastanti», esordisce il presidente mandamentale di Ascom Abano, Claudio Lazzarini. «Non vediamo la fine del tunnel perciò la tenuta economica delle nostre botteghe è a forte rischio. Non si può continuare ad aprire e chiudere le imprese». Tante aspettative dal primo lockdown del marzo 2020 finite nel dimenticatoio. Ora un altro lockdown.


«Abbiamo perso la Pasqua 2020 e abbiamo portato pazienza, sperando si potesse ripartire», dice Lazzarini. «Abbiamo sopportato la perdita del Natale, ora perdiamo un’altra Pasqua. Non so come andremo avanti, perché le spese ci sono, i fornitori bisogna pagarli, i ristori sono minimi e l’accesso al credito è sempre più difficoltoso».

Dopo la fine del 2020 complicata, i primi mesi dell’anno sono stati disastrosi per le botteghe delle terme. Come sottolinea Luisa Tasinato, presidente di Montegrotto Terme & Shops. «I primi due mesi sono stati chiusi con un –60% in termini di fatturato rispetto al 2020», spiega Tasinato, titolare con la sorella Daniela di Clory Mode a Montegrotto. «La prima parte di marzo è andata un po’meglio rispetto all’anno scorso in cui si era già in lockdown». Per il settore moda, la zona rossa e la chiusura conseguente dei negozi per almeno altre tre settimane è un colpo mortale. «Dovremo trovare un accordo, come già avvenuto l’anno scorso, con i fornitori”, spiegano insieme Lazzarini e Tasinato. «È chiaro che la merce primaverile non riusciremo a venderla e che quindi dovremo fare dei resi e chiedere sconti ai nostri fornitori. Per il secondo anno di fila la collezione primaverile non sarà venduta».

In mezzo a questo marasma c’è da risolvere in fretta la questione affitti. «Ci sono proprietari dei muri che ci sono venuti incontro con sconti fino al 50% sul canone mensile», spiega ancora Lazzarini. «Altri hanno spostato in avanti i pagamenti. Altri ancora purtroppo non ne hanno voluto sapere e si stanno muovendo con pretese come nulla fosse, come se il Covid non esistesse e non ci fosse la crisi. È fondamentale che tutti i padroni dei muri si mettano una mano sul cuore e concedano sconti sugli affitti, altrimenti da qui in avanti molte altre imprese chiuderanno, perché le casse sono vuote». Mancano gli affari, soprattutto quelli legati al turismo. «Le nostre botteghe vivono di turismo», sostiene Tasinato. «Se manca, per noi è la morte. Da metà ottobre ho visto entrare in bottega appena quattro turisti, il resto è clientela affezionata. È quindi vitale che riparta il turismo non solo per il bene dei nostri amici albergatori, ma anche per il comparto del commercio». —

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