Merlara, a un anno dalla prima vittima un'acacia per ricordare le 34 croci

Il 14 marzo 2020 ci fu la prima vittima nella casa di riposo Scarmignan. Nell'anniversario, una commemorazione di tutti i morti per il Covid

MERLARA. Un’acacia, simbolo di saggezza e rinascita, crescerà nel giardino della casa di riposo e si nutrirà delle emozioni degli anziani. E non è solo metafora: accanto alle radici del nuovo albero, sabato pomeriggio sono stati messi a dimora i ricordi e i pensieri degli anziani ospiti che hanno vissuto quest’anno di pandemia all’interno della “Pietro e Santa Scarmignan” di Merlara. La prima, in provincia di Padova e forse nel Veneto, a dover piangere una vittima per il Covid-19. Era il 14 marzo 2020: Nerone Ugo Melato aveva perso la vita a 89 anni, a due giorni dal ricovero per il virus. Fu il primo di 34 lutti nel giro di pochi mesi all’interno della struttura residenziale di Merlara, i cui ospiti vennero letteralmente dimezzati dal Coronavirus.



Il ricordo di un anno

Ieri si è voluto commemorare proprio questo triste anniversario. Alla “Scarmignan” sono arrivati il sindaco Claudia Corradin e il suo vice Matte Migliorin, il parroco don Lorenzo Trevisan, l’ex presidente Stefano Trevisan e ovviamente la dirigenza attuale, dal presidente Roberta Meneghetti al direttore Mauro Badiale. In rappresentanza dei famigliari che hanno perso un loro caro in questo ultimo anno c’erano il figlio di Melato e la figlia di Marcella Strazzabosco, mancata a maggio. E non potevano mancare i lavoratori e soprattutto gli ospiti della casa di riposo, tirati a festa con tanto di foulard e cravatte: pur nel dolore di tanti lutti e di un’emergenza ancora viva, oggi la struttura è Covid-free e tutti gli anziani sono vaccinati.



Siamo stati i primi

«Siamo stati i primi a essere colpiti dal Covid, quando ancora non si sapeva come agire e soprattutto quando non si conosceva ancora il male che poteva fare quel virus», ha spiegato il presidente Meneghetti. «La vostra vita vi ha messo di fronte a guerre e a tante fatiche» ha aggiunto don Lorenzo rivolgendosi agli ospiti presenti «Ne avete dovuta affrontare un’altra ugualmente dura. Qualcuno non ce l’ha fatta: oggi siamo qui a ricordare queste persone che sicuramente sono in paradiso, e lo facciamo da un altro paradiso, quello della casa di riposo in cui siete accolti e curati con tanto amore». «Nessuno si salva da solo» ha continuato il sindaco Corradin «e in questo anno sapere che fuori dalla struttura c’era una comunità intera a sostenerci ci ha aiutato davvero tanto. Oggi ci guardiamo alle spalle e ci diciamo: “Ma come abbiamo fatto a superarla?”».

Un albero nutrito di emozioni

Anziani e operatori della casa di riposo hanno voluto “fermare” ricordi e riflessioni in alcuni bigliettini, che diventeranno nutrimento per un simbolo: sono infatti stati sepolti, adagiati con cura dagli stessi anziani, accanto alle radici di un’acacia piantumata nel giardino della struttura. «Un albero, questo, che vuole rappresentare una nuova primavera», ha spiegato don Lorenzo. «Affidiamo alle radici di questo albero le emozioni di chi ha vissuto quest’anno di pandemia, ma anche la grande generosità di chi ci ha aiutato», ha spiegato il presidente. Assieme ai bigliettini degli anziani, infatti, sono stati adagiati tra le radici anche gli elenchi dei benefattori di quest’anno. «Abbiamo raccolto 88.349,68 euro in denaro» ha ricordato la Meneghetti «oltre a tablet, disinfettanti, mascherine, dolci, fiori, e alle ore di volontariato, assistenza e consulenza donate alla nostra struttura». L’ex presidente Trevisan ha invece voluto offrire alla “Scarmignan” una sua opera d’arte: un quadro che ritrae la fatica e la stanchezza di un’infermiera alla fine di una giornata di lavoro. «È il simbolo di chi, nei modi più disparati, non si è risparmiato per offrire l’aiuto in questo anno così difficile», ha spiegato. —

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