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«Un rene per ridarti una nuova vita». Il dono d’amore di una moglie al marito a Cittadella

Giorgio Campagnolo, sofferente da 10 anni di insufficienza renale cronica, insieme alla moglie Raffaella Simioni che gli ha donato un rene

Giorgio Campagnolo, malato da 10 anni, era destinato alla dialisi: lui e Raffaella operati al Centro trapianti di Padova

CITTADELLA. Lei ha donato un rene a lui, si sono incrociati mentre lei usciva dalla sala operatoria e lui entrava. Lo hanno fatto per continuare ad essere felici. Insieme. È la storia di Giorgio Campagnolo, che vive nella frazione di Facca a Cittadella: ha compiuto 69 anni l’8 marzo, ed è sposato con Raffaella Simioni, 62 anni. Una coppia inossidabile, il 27 settembre festeggeranno i quarant’anni di matrimonio.

Malattia


Dopo una vita nel settore delle ricerche petrolifere, Giorgio ora è in pensione. «Ma nel 2011», racconta, «ho scoperto di soffrire di insufficienza renale cronica, una situazione che nel corso degli anni è andata via via peggiorando».

Prospettiva: dialisi o trapianto. Ed è a questo punto che l’amore entra in scena, in tutta la sua potenza di dono e simbiosi: la moglie si propone come donatrice. Ed inizia un percorso, con la dottoressa Maria Letizia Angelo, del reparto di nefrologia e dialisi dell’ospedale di Camposampiero, che accompagna con cura la coppia in tutto l’iter diagnostico. L’estate scorsa Raffaella inizia ad affrontare i primi esami: «Avevamo paura di non riuscire ad arrivare al traguardo. Ma alla fine ci hanno detto che c’era la compatibilità».

Il 28 dicembre il ricovero al Centro trapianti rene e pancreas dell’Azienda ospedaliera e universitaria di Padova, il giorno dopo l’intervento: Raffaella entra, le viene rimosso il rene sinistro, poi esce, ancora sotto l’effetto dell’anestesia, ed il marito la guarda, ed entra a sua volta, fra luci, camici, bisturi.

«Ho chiesto subito come stesse mia moglie», dice Giorgio. Il rene gli è stato posizionato a destra, così adesso ne ha tre. Intervento delicatissimo: lei cinque ore, lui altrettante. «Io volevo solo arrivare all’obiettivo», spiega Raffaella, «ma non posso negare siano stati mesi pressanti. Nostra figlia Giorgia è stata fondamentale nell’organizzarci via mail gli appuntamenti. Tutti i familiari ci sono sempre stati accanto».

Dimissioni a gennaio

Raffaella è stata dimessa il 7 gennaio, Giorgio una ventina di giorni dopo. «Sono ancora convalescente, ma sono felice», dice lui. «Ho ricominciato a mangiare normalmente. Prima dell’intervento non ci si poteva più godere un momento di spensieratezza con gli amici, si prospettava una vita piena di paletti. Non vedo l’ora di ristabilirmi e non appena il Covid ce lo permetterà desideriamo organizzare una bella festa».

Lettera

Raffaella gli ha scritto una lettera per il suo compleanno, nel giorno della festa della donna: «L’anno 2020 è stato per te un anno difficile per il decorso della tua malattia, ma noi non abbiamo mai mollato. Dopo un lungo percorso di visite e accertamenti, paragonabile ad una corsa ad ostacoli, siamo arrivati al traguardo. Grazie alla professionalità dei medici, al supporto familiare, agli amici ce l’abbiamo fatta.

Il 29 dicembre ho potuto farti il regalo più bello e straordinario, ridarti una nuova vita donandoti un rene. Oggi è il tuo 69° compleanno e noi siamo felici così. Auguri, ti vogliamo bene. Raffi, Giorgia, Marco e la tua nipotina Viola». Il pensiero va alla medicina che libera questa felicità: «Vogliamo ringraziare il professor Paolo Rigotti, la dottoressa Lucrezia Furian e tutta l’equipe del Centro Trapianti rene e pancreas di Padova». —
 
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