Morìa nel canale Brancaglia C’è l’ipotesi inquinamento

Dopo l’analisi su un siluro lo Zooprofilattico di Legnaro esclude malattie dei pesci Cresce l’allarme visto l’utilizzo dell’acqua per l’irrigazione dei campi circostanti

VIGHIZZOLO D’ESTE

La fauna ittica che da oltre un mese sta morendo nel canale Brancaglia all’altezza della Botte di Vighizzolo d’Este non era affetta da alcuna patologia infettiva o infestiva.


L’ha comunicato lo Zooprofilattico di Legnaro al comune di Vighizzolo dopo le analisi su un siluro effettuate i primi di marzo. Il mistero quindi continua e si fa sempre più forte l’ipotesi che la morìa sia causata dall’inquinamento dell’acqua, dato che dall’8 febbraio una parte del canale è ricoperta da una sostanza grigia e grumosa che non somiglia per nulla a delle alghe o a dei funghi acquatici.

La preoccupazione dei cittadini e della giunta è alta, dato che il canale, oltre ad essere un’importate riserva di biodiversità, viene utilizzato per l’irrigazione dei campi della campagna circostante.

«Siamo in grande allerta soprattutto ora che sappiamo che i pesci non sono morti per una malattia» commenta il vicesindaco di Vighizzolo d’Este David Girotto «abbiamo fiducia nelle analisi di Arpav, che ci auguriamo siano celeri, ma vogliamo fare anche delle indagini indipendenti con laboratori accreditati, in varie parti del canale e oltre che sull’acqua anche sui fanghi del fondale, dato che l’acqua per l’agricoltura viene prelevata attraverso tubazioni anche dal letto del fiume».

Secondo il vice sindaco è importante far sapere il prima possibile agli agricoltori se posso usare o meno l’acqua del Canale Brancaglia e la modalità in cui possono attingerla, dato che alcuni dei pesci che galleggiavano morti nel canale erano delle specie molto resistenti ed abituate a vivere nei fondali dei corsi d’acqua. La preoccupazione per l’accaduto arriva anche in Regione Veneto, attraverso la voce del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Enoch Soranzo che chiede un immediato riscontro da parte di Arpav «ad un mese dal primo episodio di morìa non è stata ancora identificata la fonte di questo inquinamento: uno sversamento che insiste su di un corso d’acqua popoloso di fauna ittica e fondamentale per l’agricoltura» spiega Soranzo «la durata di questo fenomeno lascia presagire non ci si trovi di fronte ad un evento casuale, bensì ad uno sversamento di volume notevole e protratto nel tempo, che merita di essere identificato e arginato nel più breve tempo possibile. L’approssimarsi della bella stagione renderà il Canale Brancaglia necessario per l’irrigazione delle coltivazioni agricole, con la conseguente preoccupazione che le sostanze che in queste settimane stanno causando la moria dei pesci possano danneggiare il lavoro degli agricoltori della zona».

Tra gli ultimi fatti accaduti, il 5 marzo è stato segnalato da parte di alcuni cittadini un caso analogo nel fiume Santa Caterina e nel Canale Masina, dove sul confine di Sant’Urbano è stata rilevata la presenza di un’insolita schiuma bianca.

Giada Zandonà

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