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Carcere Due Palazzi, il direttore “commissariato” per i rapporti difficili con volontari e coop

Garante nazionale e Ministero bacchettano Mazzeo dopo le segnalazioni inviate dagli operatori. Adesso è sotto esame

PADOVA. Il direttore del carcere Due Palazzi “commissariato” dal garante nazionale per i detenuti e bacchettato dal ministero della Giustizia. Claudio Mazzeo infatti avrebbe rapporti tesi con i volontari e i rappresentanti delle cooperative che permettono ai reclusi di lavorare, per cui è stato richiamato formalmente dal capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che in occasione della sua riconferma avvenuta un mese fa, lo ha invitato a collaborare con loro e ad incentivare i rapporti.

Sotto esame


In quella stessa circostanza è stato ricordato a Mazzeo come sia in corso la procedura per la nomina del nuovo provveditore regionale, che avrà tra le sue missioni anche quella di monitorare il Due Palazzi e di verificare che l’avvertimento produca un cambiamento. A questo si è arrivati dopo mesi di segnalazioni di irregolarità e oppressione da parte soprattutto della Cooperativa Giotto e di AltraCittà, che da molti anni permettono a centinaia di detenuti di lavorare all’interno del carcere. Lo stesso ha fatto “Ristretti Orizzonti”, altra realtà storica del penitenziario, protagonista di un progetto editoriale di successo che coinvolge i carcerati.

Rapporti difficili

Tutto questo a Mazzeo (che abbiamo provato a contattare senza successo perché in ferie) sembra piacere. Allo stesso però teme di non averne il controllo e di essere oscurato nella sua funzione. I rapporti quindi si sarebbero incrinati, costringendo i volontari a segnalare la situazione al garante nazionale Mauro Palma, che tra dicembre e gennaio ha ispezionato il Due Palazzi e incontrato le parti.

Anche un esposto alla procura

Diversi gli episodi incriminati che danno il metro dell’attrito. Il primo è quello formulato anche attraverso un esposto alla Procura da parte della cooperativa Giotto, che all’interno dell’istituto penitenziario ha una cucina-pasticceria dove negli anni si sono “convertiti” moltissimi detenuti, sfornando panettoni finiti poi negli scaffali di mezzo mondo. Secondo il loro racconto, una notte di metà ottobre dello scorso anno ci sarebbe stata un’ispezione non autorizzata e con modalità anomale nei loro locali, poi confermata da Palma nella sua relazione.

In quell’occasione Mazzeo si difese dicendo che erano stati ritrovati nei bagni oggetti non consentiti, ma sembra non esistano rapporti che lo dimostrano. Poi le accuse ai volontari di «istigare la popolazione detenuta ad avere condotte al limite della legalità» riferendosi ad una lettera inviata al Papa e al presidente Mattarella (che tra l’altro rispose). Fino al caso di un ex boss della ’ndrangheta detenuto del circuito dell’Alta sicurezza, a cui dopo un percorso ventennale dentro “Ristretti Orizzonti” è ancora vietato stare con gli altri reclusi.

Da qui il richiamo: «L’incontro con il direttore ha avuto l’obiettivo di richiamarlo a mantenere prioritariamente i rappresentanti del terzo settore che hanno dato lustro al buon nome del penitenziario» scrive il capo Dipartimento, Bernardo Petralia. —


 

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