Fusione, accesi in Giappone i magneti realizzati a Padova

La foto del magnete dopo il suo assemblamento in Giappone (dal sito del progetto Jt60sa.org)

Primo passo per la produzione di plasma di idrogeno che permetterà di ottenere energia pulita. Dal Consorzio Rfx di corso Stati Uniti arrivano le protezioni per gli avvolgimenti superconduttori

PADOVA. Il sogno è quello di produrre energia imitando le stelle. E Padova, città che con le stelle da Galileo in poi ha un rapporto privilegiato, ha impegnato il massimo delle sue competenza. E così il progetto “Broader Approach”, parte del grande sogno del reattore sperimentale Iter, è pronto a partire.

Martedì 2 marzo in Giappone si sono accesi i magneti superconduttori dell’impianto sperimentale “Jt60sa” per la fusione nucleare. È il primo passo verso la produzione del primo plasma, prevista per il prossimo 17 aprile.

Il consorzio Rfx Si tratta di un esperimento equipaggiato con «avvolgimenti superconduttori», realizzato a Naka in Giappone, con la missione di dimostrare il raggiungimento di impulsi di plasma di lunga durata e di individuare soluzioni per problematiche chiave, sia di fisica che ingegneria, per i futuri reattori Iter e Demo.

Nato da un accordo fra Europa e Giappone destinato ad accelerare lo sviluppo dell’energia da fusione, il risultato di martedì è stato accolto con entusiasmo dall’agenzia dell’Unione Europea F4E (Fusion for energy). «È una notizia molto positiva per il ruolo della ricerca e dell’industria italiana», ha commentato l’Enea, che ha contribuito alla realizzazione dell’impianto Jt60sa.

All’Enea il governo italiano ha infatti attribuito il compito di fornire metà delle bobine superconduttrici, i principali sistemi di alimentazione elettrica alternata-continua. Mentre a Padova il Consorzio Rfx, che ha sede nell’area del Cnr in corso Stati Uniti, ha contribuito a realizzare i sistemi di protezione degli avvolgimenti superconduttori e dei sistemi di alimentazione.

«Si tratta di realizzazioni complesse e innovative, che hanno visto il forte coinvolgimento di industrie nazionali attraverso contratti di fornitura verso Enea e Consorzio RFX, cosicché Jt60sa contiene un importante contributo della più avanzata tecnologia italiana».

Il coordinatore delle attività per lo sfruttamento della macchina per il Consorzio Rfx è il ricercatore padovano Marco Valisa.

Energia dalle stelle L’obiettivo del progetto è quello appunto di produrre energia pulita, imitando la fusione stellare. Pochi sanno ciò che si sta realizzando nel grande capannone bianco visibile da corso Stati Uniti e dalla tangenziale.

La sede del consorzio Rfx nell’area del Cnr in Zona industriale a Padova

Semplificando, l’idea è quella di riprodurre la reazione di fusione dell’idrogeno per ottenere l’energia. Un processo che nello spazio dura un miliardo di anni, richiede una temperatura di 15 milioni di gradi e una massa enorme. Sul nostro pianeta la temperatura dovrà essere anche più alta, almeno 150 milioni di gradi, perché al posto della massa saranno usati i campi magnetici.

Il reattore vero e proprio (che si chiama “Iter”) sarà in Francia. A Padova si sviluppa il sistema di riscaldamento per portare il plasma di idrogeno a quelle abnormi temperature, in modo da fondere e produrre elio.

Nel capannone della Zip c’è la più grande sorgente al mondo di ioni negativi, che poi vengono neutralizzati per riscaldare il plasma.

Centrali a fusione Al contrario dell’energia nucleare qui non esistono scorie radioattive (al massimo c’è elio) e non esiste rischio di esplosione o incidenti. Le centrali a fusione saranno in grado di produrre una quantità di energia assolutamente controllabile e in modo concentrato, così da poter essere posizionate vicino alle città o alle aree industriali. —

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