«Misure fino a Pasqua, disastro per gli hotel termali. Perderemo dieci milioni di fatturato»

Grande preoccupazione alle terme, Boaretto: «Contavamo nella ripartenza, impossibile fare programmazione»

ABANO. Albergatori ancora al palo. Il nuovo Dpcm bloccherà intanto fino al 27 marzo gli spostamenti tra regioni e prorogano le misure restrittive generali fino al 6 aprile. Sarà quindi una festività pasquale dimezzata e per gli imprenditori alberghieri padovani, compresi quelli delle terme, sarà l’ennesimo colpo ai ricavi.

Si stima che le perdite totali, tra i 120 hotel di Padova e provincia e i 120 delle terme euganee, si aggirerà tra i 9 e i 10 milioni (5 milioni sui 10 previsti a pieno regime nelle quattro noti di routine per quanto riguarda le terme; almeno 4, se non altrettanti, per ciò che concerne le strutture di città e provincia, che sarebbero stati destinati a fatturare a motori al massimo anche 6-7 milioni di euro).

«Vanificato anche il progetto Pasqua 2021», esordisce il presidente di Federalberghi Terme Abano Montegrotto, Emanuele Boaretto. «Se, infatti, pensavamo che ci fosse concesso un ritorno alla normalità durante il mese di marzo per rimetterci in attività per il periodo pasquale, anche questa volta siamo stati rapidamente disillusi».

Dopo la Pasqua 2020 con tutti gli hotel chiusi causa lockdown e il Natale diviso tra zona rossa e arancione, si conferma il divieto di aggregazione durante le prossime feste pasqyali. «Il nuovo Dpcm ci porta anche quest’anno a sovvertire il detto Pasqua con chi vuoi e a dover passare le feste chiusi in casa almeno fino al 6 di aprile», ammette Boaretto.

«La nostra unica speranza, in quanto albergatori termali, è riposta su coloro che stanno venendo a curarsi, ad effettuare la fangoterapia, ma ovviamente i numeri sono molto esigui e il blocco delle Regioni non aiuta. Molti alberghi avrebbero riaperto per Pasqua, ma con la proroga delle limitazioni alle attività produttive la riapertura sarà contenuta ad oggi a meno della metà delle strutture presenti».

Questo vuol dire che rispetto ad una Pasqua normale ci sarà in ogni caso una perdita variabile, solo in quei giorni, stimata tra il 40 e il 50 per cento in termini di flussi turistici e di almeno il 60 per cento per quanto riguarda i ricavi complessivi.

«A questo punto, darci un minimo di programmazione futura è davvero impossibile, continuiamo ad immaginare scenari che non ci viene concesso di realizzare», osserva ancora il presidente di Federalberghi Terme Abano Montegrotto. «Chiediamo, dunque, che siano prolungati i tempi degli ammortizzatori sociali per i dipendenti, ma soprattutto che si metta subito mano ai ristori in modo da renderli coerenti con le perdite, che sia azzerata la Tari e sospeso il Tfr».

Se le terme piangono, sono lacrime amarissime anche tra gli albergatori di città e del resto della provincia di Padova. «Anche Pasqua è andata», allarga le braccia la presidente di Federalberghi Padova, Monica Soranzo. «È chiaro che la situazione sarà ancora più drammatica se sarà una Pasqua addirittura in zona rossa o arancione. Speravamo in provvedimenti che andassero verso una progressiva riapertura e invece bisognerà attendere il 7 aprile per capire se le cose potranno migliorare. Ci ritroveremo a Pasqua alberghi semivuoti, con un tasso di occupazione delle stanze certamente inferiore all’attuale 10%, che già è drammatico».

«Credo che se saremo in zona rossa e arancione qualcuno registrerà presenze prossime allo zero», prosegue la Soranzo.

«È chiaro che con tutto chiuso nessuno viene a soggiornare in un hotel di città. Speravamo di recuperare qualcosa sotto il profilo dei guadagni e invece ormai la prospettiva pare essere riuscire a salvare maggio, giugno, settembre e ottobre in un 2021 che sembra essere praticamente già andato».

L’incertezza regna sovrana. «Ci sono ancora hotel che sono chiusi e che ovviamente non vedono all’orizzonte prospettive di riapertura, data la situazione di incertezza attuale», conclude la Soranzo. «Il problema è che i costi e le spese vanno avanti e il cassetto per gli hotel di città continua ad essere praticamente vuoti». —




 

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