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Regolarizzazioni fasulle di immigrati: indagato l'abogado Ronzani

Secondo le verifiche degli investigatori, Giorgio Ronzani avrebbe fornito a decine di cinesi il “pacchetto completo” da presentare nell’Ufficio immigrazione della questura per ottenere il permesso di soggiorno ovviamente senza che vi fossero le condizioni di legge richieste

PADOVA. Confezionavano “pacchetti” per regolarizzare la posizione di cinesi arrivati in Italia clandestinamente grazie a posizioni lavorative di fatto inesistenti: questa è l’ipotesi accusatoria formulata dalla procura.

E così sono finiti sotto inchiesta in cinque, tra loro l’abogado (in italiano avvocato stabilito in quanto iscritto all’Ordine di Vicenza) Giorgio Ronzani, padovano, oltre a due imprenditori agricoli (uno dei quali veronese titolare di un’azienda agricola nell’hinterland di Treviso) e due cittadini cinesi (una coppia con un ufficio di contabilità vicino alla stazione). I reati contestati? Il concorso in falso per induzione e in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’indagine è coordinata dal pubblico ministero padovano Sergio Dini che ha affidato gli accertamenti alla Squadra mobile. Mercoledì scorso, con un decreto di perquisizione che valeva anche come informazione di garanzia a a carico di tutti e cinque, sono state svolte delle perquisizioni in abitazioni, uffici e nello studio dell’abogado sequestrando pc, file e documenti professionali.

Secondo le verifiche degli investigatori, Ronzani avrebbe fornito a decine di cinesi il “pacchetto completo” da presentare nell’Ufficio immigrazione della questura per ottenere il permesso di soggiorno ovviamente senza che vi fossero le condizioni di legge richieste. I cinesi richiedenti figuravano lavorare in aziende agricole tra le province di Padova e di Rovigo e godere anche di alloggi.

Tuttavia la realtà sarebbe ben diversa (sempre stando alle accuse): la procura è convinta che si tratterebbe di situazioni fittizie create ad hoc per regolarizzare le posizioni dei migranti. Il motivo? Quelle aziende agricole, dove i cinesi risulterebbero registrati come dipendenti, non esisterebbero o, addirittura, sarebbero soltanto dei nomi sulla carta, ditte non operative. Tutto è partito dall’esposto firmato da un camionista di origine albanese con documenti italiani e inviato all’Ordine degli avvocati di Vicenza che lo ha subito trasmesso alla procura di Padova.

Nell’esposto si racconta che l’abogado avrebbe organizzato le nozze dell’albanese con una cinese, poi immediatamente sparita. Nozze non consumate e funzionali a far ottenere alla donna il permesso di soggiorno. In più – avrebbe fatto capire la denuncia – non si tratterebbe di una regolarizzazione fasulla isolata. È da qui che scatta l’indagine. Indagine da cui si è sviluppato un secondo filone (quanto a quest’ultimo, Ronzani nulla c’entra). La Mobile avrebbe scoperto due bordelli gestiti da cinesi, uno a Padova e uno a Udine (gli accertamenti sono in corso).



L’abogado Giorgio Ronzani (assistito dall’avvocato Alberto Toniato) respinge ogni accusa. «L’albanese era un mio cliente e amico. Quando ha messo alla porta la moglie, mi sono limitato a prenderne le difese: è una ragazza cinese che parla inglese e ha girato tutto il mondo. Avevano convissuto un anno a Saonara e ci sono in giro molte foto di loro anche in vacanza. Tuttavia da quel momento lui è cambiato nei miei confronti promettendo di farmela pagare, non so per quale ragione» spiega, «Purtroppo alcuni degli indagati erano miei clienti, avevano precedenti penali ed erano monitorati dalla polizia. Tra le loro carte sono state trovate delle mie pratiche tutte regolari e sono finito dentro a questo procedimento.,. È una brutta avventura e spero si risolva il prima possibile. Peraltro nessuna pratica di regolarizzazione si è ancora conclusa con il permesso di soggiorno». L’avvocato Toniato ha già presentato ricorso al tribunale del Riesame per il dissequestro del materiale. —
 

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