Pizzeria Mandrillo di Padova, giù le serrande

Fatali la crisi del Covid e gli affitti alti in centro. Pellizzari (Acc): «I fondi del governo non bastano»

PADOVA. Prima della pandemia era difficile trovare un tavolino libero. E adesso, invece, anche i quattro soci del Mandrillo, la popolare pizzeria che si trova al civico 59 di via Santa Lucia, a fianco della Valigeria Cesare Ragazzi, hanno gettato la spugna. Il Covid, a livello economico, ha fatto un’altra vittima.

Del popolare marchio di pizzeria restano però le sedi di Treviso e Castelfranco Veneto, mentre per quella di Padova non c’è più nulla da fare. «Abbiamo cercato di lavorare con il sistema della consegna delle pizze a domicilio, ma anche questo tentativo non è andato bene», hanno spiegato i soci a chi li conosce bene, come Massimiliano Pellizzari, il presidente dell’Acc, associazione commercianti del centro. Il locale oggi appare desolatamente chiuso ed è apparso un cartello con l’avviso “affittasi”.

Costi troppo alti

Fatti i conti, dunque, è l’ennesimo locale in cui i costi di gestione, in particolare l’affitto dei locali, sono di molto superiori alle scarse entrate di questo periodo. Un mese fa, dunque, la decisione di abbassare le serrande per sempre. E così hanno perso il posto di lavoro anche i sette dipendenti.

«Ho parlato con Davide, il gestore del locale, più volte – racconta ancora Massimiliano Pellizzari – La colpa è anche dei mancati ristori, che non sono proprio arrivati oppure sono risultati del tutto insufficienti a coprire le spese generali. Purtroppo la chiusura del Mandrillo non è la prima e non sarà l’ultima in centro storico. Il governo Conte-bis ha sbagliato tante cose nella gestione economica della pandemia. I rimborsi sono sempre stati irrisori rispetto alle necessità urgenti dei titolari. Spero che il nuovo governo, guidato dal premier Mario Draghi, si comporti in modo diverso».

Intanto, in centro, sono in tanti ad essere dispiaciuti della chiusura della nota pizzeria di via Santa Lucia.

Un locale conosciutissimo

«Peccato – osserva Emanuela Meneghello, contitolare con il marito della gelateria artigianale di piazza Garibaldi – Era veramente un bel locale, gestito bene ed anche elegante e molto pulito. I soci lo avevano aperto circa 15 anni fa. In estate si poteva mangiare anche all’aria aperta, all’interno del plateatico davanti alla pizzeria. Facevano una buona pizza e spesso si doveva prenotare con molto anticipo per trovare posto. Ricordo anche che davanti al locale si formava sempre una lunga coda. Speriamo che questo periodo di emergenza sanitari finisca presto, perché l’intero centro storico rischia di uscirne completamente rivoluzionato. Anche noi commercianti di piazza Garibaldi non siamo messi tanto bene. Spero che il vaccino ci restituisca presto una vita normale. Altrimenti le chiusure dei locali saranno sempre più numerose perché, con queste normative, saranno in pochi a resistere».

Decine di ristoranti in centro

Non solo il Covid, comunque. Negli ultimi mesi prima della pandemia il centro storico, ed in particolare le piazze, erano “esplosi” dal punto di vista del numero dei locali in cui si fa ristorazione. Un ambito dunque in cui è sempre più difficile sopravvivere, proprio per la grande concorrenza, che colpisce anche e soprattutto le attività storiche. Di certo la geografia del “mangiar fuori” a Padova sta cambiando e altre novità arriveranno nei prossimi mesi, nel post-pandemia. —

 

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