Zed: «Noi possiamo offrire spazi per i vaccini. Poi green e tecnologia per ripartire sicuri»

Valeria Arzenton, titolare del gruppo Zed assieme a Diego Zabeo e Daniele Cristofoli

Valeria Arzenton, cofondatrice di Zed, scrive al premier Mario Draghi. «Le sue parole sono le nostre: responsabilità e coscienza collettiva» 

PADOVA. «Abbiamo bisogno di futuro, responsabilità e coscienza collettiva. In questo momento Mario Draghi è una speranza forte. E noi abbiamo tutti gli strumenti per ripartire». Una lettera inviata al neo-premier ad un anno esatto dall’ultimo concerto, dalla chiusura del sipario.

Al Gran Teatro Geox come in tutti gli altri teatri e luoghi di spettacolo. E nessuno si aspettavo che le luci non si sarebbero più riaccese per 12 lunghi mesi. E forse chissà per quanto altro tempo ancora. Nonostante la volontà del ministro della Cultura Dario Franceschini di riaprire al più preso cinema e teatri.

«Noi siamo un piccolo ingranaggio del sistema imprenditoriale e culturale italiano, ma vogliamo sostenere in ogni piccola azione quotidiana l’illuminato percorso che Draghi ha intrapreso», spiega la cofondatrice di Zed.


Lettera a palazzo chigi

Arzenton è rimasta molto colpita dal discorso programmatico del premier al Parlamento. «Il mio settore e quindi il mio lavoro, che è la mia vita, sono completamente fermi da 12 mesi. Un tempo incalcolabile, un tempo rubato non solo alla produttività, ma, come dice lei, allo spirito, all’intraprendenza, alla progettualità e ai sogni, perché l’impresa culturale si fa anche con l’elemento creativo – scrive l’imprenditrice al premier – Ogni giorno è una sfida di sopravvivenza, anche mentale. Però finalmente entra un elemento nuovo che è l’idea di un impegno collettivo, serio, unidirezionale e con una guida impegnata, competente e capace. Ed all’improvviso mi è tornato il senso della prospettiva, che avevo dimenticato e mi sono sentita proiettata nella modernità in ambito europeo».

Più donne nei posti di comando

Un altro tema importante è quello dell’impegno delle donne nelle imprese, emerso dopo le minacce e le ritorsioni subite proprio da Arzenton negli anni scorsi: «Draghi ha parlato della possibilità di misurare i nostri talenti in una partita non truccata – osserva l’imprenditrice – In questi mesi ho sentito addosso tutti i retrogradi retaggi culturali di stampo patriarcale. Ma nemmeno le più acute sofferenze che ho dovuto affrontare mi hanno fatto desistere dalla mia naturale propensione alla libertà e alla giustizia. Noi donne siamo un’opportunità e non un limite». E proprio in questo senso, vista la predominanza maschile nel settore, il gruppo Zed vuole farsi promotore di una rivoluzione: «Alla riapertura del comparto live il nostro gruppo ha in animo di rappresentare l’importanza delle donne in questo lavoro, prevedendo la realizzazione di un ambizioso progetto che promette di coinvolgere almeno il 50% di professioniste, investendo in questo preziosissimo capitale umano e sociale».

I teatri luoghi della vaccinazione

Non è stato certo facile accettare di non poter lavorare per un anno intero. Ma il mondo dello spettacolo ha sempre messo al primo posto il valore della vita: «Con rispetto, pudore, silenzio e dignità abbiamo sospeso le nostre attività da 12 interminabili mesi, compromettendo oltre che le nostre economie, anche i nostri progetti e quindi la nostra stabilità di spirito», spiega Arzenton. Che anche in qualità di vicepresidente dell’Atip (Associazione teatri italiani privati), è pronta a mettere a disposizione gli spazi della socialità per la campagna vaccinale: «Riproponiamo per le prossime attività previste i luoghi del live come luoghi di vita ovvero come spazi idonei per la somministrazione delle dosi». Un impegno importante anche per le difficoltà del progetto dei padiglioni a forma di primula pensati dal commissario Arcuri.

Tecnologia e green per ripartire

Teatri, cinema e luoghi dello spettacolo sono pronti a ripartire anche grazie alla tecnologia. Nei mesi scorsi proprio Valeria Arzenton ha elaborato un protocollo Covid free” presentato anche al governatore Luca Zaia. «L’elemento innovativo è la modernità con cui ci riapprocceremo, con servizi aggiornati come la smaterializzazione dei biglietti e dei pagamenti, gli ingressi per fascia oraria, la prenotazione delle attività e delle necessità in sala», sottolinea l’imprenditrice.

Non solo. La pandemia ha insegnato a tutti che il rispetto del pianeta e fondamentale. E l’ottica della transizione ecologica oggi è un valore per tutti: «Noi gli spazi della cultura dal vivo li vogliamo riaprire con una marcata connotazione green, a partire dall’eliminazione totale del materiale plastico, alle sorgenti di energia rinnovabile, all’incentivazione di servizi come car pooling e mezzi alternativi, alla realizzazione di spazi prioritari per auto elettriche, al posizionamento di compattatori di rifiuti, e molto altro», annuncia Arzenton.

Il valore sociale della cultura

«Noi operatori di questo comparto non siamo dei semplici imprenditori, siamo degli specialisti sociali, turistici, economici e soprattutto culturali: portiamo in scena l’arte, che è la più nobile forma di comunicazione e di interazione con la collettività», ricorda l’impenditrice. Che affronta anche il problema della fragile sostenibilità economica del settore: «Il nostro sistema si reggeva su forme di assistenzialismo per attività pubbliche, come enti lirici o fondazioni, e totale autofinanziamento per quelle private".

"La pandemia ha mostrato oggi più che mai il divario e la sproporzione tra le due realtà – chiarisce la cofondatrice di Zed – È evidente adesso il bisogno vitale di recuperare fondi a ristoro dell’azzeramento dei nostri fatturati. Non solo in ottica di sussistenza attuale ma anche e soprattutto a supporto delle campagne di rilancio dello spettacolo dal vivo. Ci vorrà del tempo e dovremo investire risorse per ritornare a fare il nostro lavoro e portare il pubblico nelle sale. A nostro avviso bisognerà intervenire anche in tema di tax credit, riduzione dell’Iva sui biglietti, riduzione del diritto d’autore, aggiornamento di alcune procedure burocratiche ed infine l’inclusione più diffusa dei benefici del Fus». —



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