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«Signor Covid, per cortesia vada via». La pandemia raccontata dai bambini di Vo'

Una classe ascolta il ministro Bianchi

Lettere, disegni e musiche: gli alunni si sono rivolti così al virus. Tra loro anche la nipote di Adriano Trevisan 

VO'. Una poesia in cui un’indovinata rima fa riabbracciare un nonno con il “nipotino” grazie al “vaccino” e in cui la “giornata più bella” è quella con “Mattarella”. Una scenetta con la classe a far da teatro, in cui il Covid entra a Vo’ quasi come Godzilla nelle grandi città dei film catastrofici.

Una lettera dedicata al “Signor Covid”, per far sapere al virus che “di lei è stanca molta gente”. E poi musiche, balletti, disegni: chiedere ai bambini e agli adolescenti di raccontare un anno di pandemia ha fatto esplodere la fantasia e la creatività. Sono stati proprio gli alunni delle scuole di Vo’, Cinto Euganeo e Lozzo Atestino i veri protagonisti della giornata di ieri.

NICOLE, LA NIPOTE DI ADRIANO

Tanti e commoventi i ricordi dei ragazzi intervenuti da remoto da tutte le classi dell’istituto comprensivo. Ricordi, in parte, anche dolorosi, di affetti portati via dal virus, come quello di Nicole Osiliero, 15 anni, nipote di Adriano Trevisan di Vo’, il primo morto di Covid in Italia.

«Ricordo che stavo preparando la sacca per andare in palestra quando mio zio è venuto a prendermi per andare a fare il tampone» ha spiegato l’adolescente in collegamento dall’istituto superiore che ora sta frequentando «Ricordo il viaggio silenzioso verso l’ospedale. Eravamo tutti preoccupati perché nessuno sapeva bene cosa sarebbe successo. All’ospedale di Schiavonia c’era tensione. Ad una certa ora ci hanno avvisato che mio nonno sarebbe stato trasferito a Padova, ma purtroppo non è arrivato vivo. È stato un momento di grande tristezza, interrotto dalle centinaia di messaggi su Whatsapp dove in tanti parlavano di questo, del primo positivo al virus di Vo’».

Nicole ha raccontato il dramma vissuto dalla sua famiglia, dalla nonna e dalla mamma Vanessa Trevisan, ex sindaco del paese. «Dopo ore di attesa sono arrivati gli esiti del tampone. Abbiamo scoperto che anche mia nonna e mia mamma erano positive. Ho avuto paura di perdere, dopo il nonno Adriano, anche loro». E proprio ricordando il dolore vissuto da Nicole, mamma Vanessa ha lasciato un “compito” ai tanti alunni collegati: «Quando tornate a casa chiamate i vostri nonni, e dite loro quanto li amate».

I sanitari “astronauti”

Toccante anche la testimonianza di Marco, un ragazzo di 10 anni di Lanzetta: «Mia mamma e mio papà nei giorni antecedenti alla notizia del primo decesso per Covid erano stati a Schiavonia, perché la mamma si era fatta male a un piede, ma era stata anche in diversi posti a Vo’ e da lì sono iniziate le mia paure. Dopo qualche giorno la mamma ha iniziato a stare male, seguita poi da papà. Persone che sembravano astronauti sono venute a farci il tampone a casa e siamo risultati tutti positivi al virus, compreso mio fratellino di 4 anni. Dopo qualche giorno siamo stati portati tutti all’ospedale di Padova, poco dopo ci hanno dimesso perché i miei genitori non erano in condizioni gravi».

Ha continuato il ragazzino: «Ero molto spaventato, mi chiedevo chi ci avrebbe aiutato visto che anche i nonni e gli zii erano stati messi in isolamento perché erano stati a contatto con noi. A scuola non potevo andare, non potevo vedere nonni, zii e amici. Abbiamo iniziato con la didattica a distanza e questa mi ha reso felice perché potevo rivedere sullo schermo del computer i miei amici e le maestre».

Tanta fantasia per raccontare

«Egregio Signor Covid, con parole di cortesia le chiediamo gentilmente di andar via. Se preferisce può emigrare in un’altra galassia, per noi non sarà una disgrazia!». Recita così l’invito al Coronavirus messo in rima da una classe. Nei racconti degli alunni c’è tanta allegra poesia, ma c’è anche la musica: «La musica che ha alleggerito le nostre giornate chiuse in casa», raccontano gli studenti del laboratorio musicale tra le note di un pianoforte, le corde di una chitarra e i tocchi a uno xilofono. E poi c’è l’arte: un’altra classe mostra i volti dei grandi artisti - da Leonardo Da Vinci a Frida Khalo, dalla ragazza col turbante di Vermeer alla Gioconda - reinterpretati con la mascherina chirurgica alla bocca. Disegnano il Covid-19 dandogli la forma di un mostro, disegnano le transenne della zona rossa e disegnano le persone che allungano le braccia per distanziarsi. Ma disegnano anche le braccia al cielo, scaldate dal sole di una bella giornata, nel giorno in cui «avremo vinto il virus». E i bambini, si sa, hanno sempre ragione. —
 
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