A Padova Sant’Antonio tatuato e con il vaccino

All’Arcella l’opera-provocazione dell’artista Evyrein. Padre Svanera: «Fede e scienza unite per combattere il virus»

PADOVA. Sant’Antonio con in braccio Gesù Bambino da un lato e dall’altro, al posto del giglio, una siringa di vaccino Pfizer. Questa l’immagine comparsa la notte di venerdì 19 febbraio sui muri del parcheggio in via Lombardo all’Arcella e che ha ricevuto il via libera di padre Oliviero Svanera, rettore della Basilica del Santo. «Lo interpreto come un modo per raccordare fede e scienza attraverso l’utilizzo di molti degli elementi che fanno parte del patrimonio culturale dei cittadini padovani. Lo spirito dissacrante e ironico, tipico della street art è solo il mezzo scelto per veicolare un buon messaggio: quello di continuare a combattere uniti contro il virus».

La provocazione


L’interpretazione di Padre Svanera si avvicina all’intenzione di Evyrein, autore dell’opera: «Sono un provocatore. Il mio scopo è quello di indurre la gente a riflettere su temi che ritengo importanti e che riguardano tutti. Non voglio dare delle risposte, ma porre delle domande» dichiara lo street artist vicentino di nascita, ma padovano d’adozione, che aggiunge «sicuramente mi piacciono le cose forti. Ho scelto Sant’Antonio sia perché rappresenta questa città, sia perché è un santo conosciuto per aver fatto molti miracoli. E in questo momento è proprio di un miracolo che ci sarebbe bisogno. La situazione anziché migliorare sta peggiorando: a soli due mesi da quando sono iniziate le somministrazioni del vaccino, si stanno scoprendo molte varianti che potrebbero vanificarne l’effetto». Per Evyrein (rivisitazione “all’italiana” dei termini inglesi “heavy-rain”: pioggia forte, acquazzone, scelto con il significato di acqua che bagna e colpisce tutti, indistintamente) è molto importante arrivare al maggior numero di persone possibili, da qui deriva anche la sua peculiare attenzione alla simbologia dei particolari.

I simboli

«Il dito medio della mano sinistra», spiega, «è rivolto al Covid che, dopo un anno potrebbe anche andarsene via; il numero 13 sul collo del Santo rappresenta, invece, la preghiera della tredicina, con cui i devoti gli si rivolgono per chiedere una grazia. Il “carpe diem” sul petto del Cristo bambino, poi, vuole essere di buon auspicio, così come il tatuaggio sulla mano di Sant’Antonio che raffigura una donna che prega». Ci tiene a sottolineare di non essere un no vax, ma lo street artist dichiara anche di non volersi vaccinare. Ma non tutti hanno gradito l’opera. «Forse pensava di essere ironico o di poterlo far passare come un gesto scaramantico. Io ritengo che sia davvero triste arrivare a utilizzare in questo modo le figure che rappresentano la nostra fede cristiana: ci dovrebbe essere un po’ più di rispetto», dichiara indignata Vanda Pellizzari, consigliere comunale.

Le reazioni

Al di là delle interpretazioni, emerge un dato di fatto: «Forse inconsapevolmente, l’artista ha scelto il luogo e il giorno perfetti per accogliere la sua opera», fa notare l’assessore alla Cultura Andrea Colasio: «È infatti sulla strada del transito, ovvero il percorso fatto dal Santo in fin di vita e che, partendo da Camposampiero, si concluse proprio all’Arcella dove, una volta arrivato, spirò. Era un venerdì sera».

Questa non è la prima opera di Evyrein: il 15 febbraio, il giorno dopo San Valentino, in un campo della periferia padovana, aveva realizzato “L’amore ai tempi del divieto”. Un Cupido disegnato su un cartello di divieto a rappresentazione di tutte le difficoltà che le coppie non conviventi hanno dovuto affrontare per rispettare le normative anti contagio.

Ci sono poi “AMAzzaTEVI”, in via Fornace Morandi, “Bimbo Bang” in ghetto, “Charles Manson, #potevaandaremeglio” in Corso Milano e “Amazon Crime” all’ultimo piano del Condominio Central Park in Arcella. La provocazione e la denuncia sono dunque gli elementi fondamentali e imprescindibili con cui Evyrein vuole condire la sua arte. Il suo è un progetto artistico che vuole riportare nelle strade di Padova il sentimento con cui la street art è nata: «Se ci sono critiche, ben vengano, vuol dire che ho raggiunto il pubblico». —

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